— Eh via! — interruppe il vecchio: — colui non è più nulla nè per me, nè tanto meno per te...
— Voi potete pensarla così... e la pensate male: — disse il figliuolo con una certa severità: — io la penso diversamente. Quell’uomo che fu l’assassino del duca, e quella disgraziata ballerina che fu la ganza del duca medesimo, sono... dopo di voi... i soli parenti che mi rimangono. È naturale, è mio dovere che io mi interessi delle cose loro.
Matteo curvò il capo e non rispose: non trovava parole da dire. Alfredo continuava:
— Della ballerina m’importa poco; ma le venture del cugino Pietro mi piacerebbe conoscerle. Egli è partito per l’America, non è vero?
— Sì.
— E di là scrisse al governo di Parma, rivelandosi reo, perchè si cessasse dal tormentare degli innocenti per iscoprire il colpevole?
— Sì.
— E voi, suo zio, lo lasciaste partire senz’aiuto, e non gli veniste mai in soccorso colaggiù?
— Io ho fatto per lui quel che dovevo, e più di quel che dovevo: — rispose vivamente il vecchio. — A me egli raccomandò la sua famiglia prima di partire, io ho provveduto ad ogni bisogno di essa... Quando poi Pietro si fu trovato colà non solamente di che vivere, ma di che mantenere con onore tutti i suoi, sono stato io che ho fatto partire moglie e figliuoli per andarlo a raggiungere...
— Dunque ne riceveste delle lettere?