— Ah! tu fai come Atalanta che gettava in terra i pomi per non essere raggiunta: — diceva ridendo anche lui: — ma io ti coglierò lo stesso, e mi prenderò tutti quei fiori.... ed un bacio insieme.
Anche Giulio era cambiato: aveva nell’aspetto e nel portamento qualche cosa di più risoluto, di più virile e insieme la luce, l’incanto d’un’inesprimibile contentezza.
— La vedremo!... La vedremo! — esclamò con graziosa bravata la contessina, appoggiata ancora all’albero, il respiro ancora un po’ concitato, gli occhi sempre più ridenti.
Giulio corse verso di lei, ma quando fu per prenderla a un braccio, ella spiccò un salto di fianco, e via lesta e leggiera correndo, come fa una farfalla che fugge volando di sotto alla mano del fanciullo che stava per afferrarla. Lo sposo le tenne dietro e si sentirono le risate allegre dei due giovani perdersi giù della china, nel boschetto più folto.
Alfredo stette un momento immobile ancora a quel posto donde, celato, aveva visto passarsi innanzi quella scena d’idillio; poi si riscosse, si coprì colle mani il volto e si premette colle dita le occhiaie, per ricacciarne indietro le lagrime che volevano spuntare. Sentì in quel punto nell’eccesso del suo soffrire come una smania di tormento, come una voluttà di sacrifizio, come una amara soddisfazione di essere tanto infelice.
— Io sempre solo! — disse, — sempre odiato e sprezzato! Io non mai amante, mai sposo, mai padre.... Oh possa giungermi presto quella palla benedetta che mi tolga la vita!
Mandò uno sguardo in quella direzione in cui erano spariti i due sposi e donde venivano ancora alcuni velati suoni di allegre risa.
— Possa tu esser sempre felice così, Albina adorata! — esclamò; e poi dopo una brevissima pausa: — ah possiate essere felici ambedue....
E partì di buon passo.
Alla sera, secondo quel che aveva promesso al capitano, egli raggiungeva la compagnia.