— Bravo! — gli disse. — Lei combatteva come un Orazio Coclite.
Il volontario, che aveva il volto tutto macchiato di sangue per una ferita alla testa, trasalì a quella voce, mandò un’esclamazione, e volgendo uno sguardo di supremo rimprovero al suo salvatore, disse:
— Ah! perchè non lasciarmi morire?
E poi cadde lungo e disteso per terra svenuto.
Sangré riconobbe Alfredo.
Gli austriaci tornavano in numero, non c’era un minuto da perdere; il colonnello si fece porre il caduto sulla sella, e via tutti, perseguitati dal tiro dei moschetti nemici.
Il ferito fu trasportato alle ambulanze. Il conte Ernesto, con suo gran dispiacere, non potè occuparsene altrimenti, perchè la battaglia che allora prendeva vigore, richiedeva tutta la sua attenzione.
Alla sera, dopo la vittoria, Sangré si affrettò ad informarsi del volontario salvato alla mattina; gli dissero che era stato mandato all’ospedale, che la ferita era guaribile e ch’egli si chiamava Alfredo Arpione. Lo sventurato avea dunque voluto prendere il suo vero nome. Fu l’ultima volta che il conte di Valneve vedesse quel giovane. Prima che la ferita di costui fosse risanata era successa la pace di Villafranca, e il Sangré aveva abbandonato il Corpo dei volontari per rientrare colonnello effettivo nell’esercito regolare a comandare uno dei reggimenti di nuova formazione.
Quando ebbe termine la campagna nell’Italia meridionale e venne disciolto il Corpo d’esercito formato e comandato dal generale Garibaldi, Alfredo, che aveva seguito dappertutto l’avventuroso capitano, depose la camicia rossa e venne a Torino. Nell’uomo ormai maturo d’aspetto, dalla gran barba, dalla faccia severamente melanconica, dal vestire più modesto, nessuno avrebbe riconosciuto il giovane bello, elegante, dai modi e dalle abitudini aristocratiche di due anni prima. Ed egli non si fece riconoscere da nessuno. Fece una sola visita, e fu al Campo Santo. Data una buona mancia ad un becchino, gli domandò:
— Sapreste voi indicarmi in qual punto del cimitero comune furono seppelliti i morti che furono qui portati dal 18 al 20 febbraio di quest’anno?