Il becchino stette un poco, e poi, o volesse contentare un uomo che gli si era mostrata così generoso con una pietosa bugia, o veramente se ne ricordasse, rispose:

— Signor sì.

— Ebbene, menatemici.

Il seppellitore lo guidò a un punto e disse:

— Gli è qui: sono queste fosse.

— Va bene, grazie, lasciatemi.

Alfredo solo, dritto in mezzo all’erbe selvatiche cresciute tutt’intorno, il capo nudo, le braccia incrociate, stette guardando una mezza dozzina di tumuletti di terra nascosti quasi del tutto ormai dalla vegetazione.

Sotto uno di essi, forse, si consumava la salma di colui che era stato suo padre.

— Dove sei tu? — disse a mezza voce Alfredo. — Ignoto qui io saluto la tomba ignota di te caduto ignorato. Dove si consumano le tue ossa? E dove vive l’anima tua? Sei tu perdonato? Sei ricongiunto a colei che amasti? Mi vedi? Mi senti? Mi ami sempre? Mi proteggi? Vegliate voi su di me, padre mio, madre mia? Otterrete da Dio che poichè non mi volle nel regno della morte, mi conceda qui nella vita terrena un po’ di pace e d’oblìo?

Pregò — stette a lungo pensoso, — partì lento, mesto, pallido, con apparenza egli stesso di spettro.