— Ah no: — proruppe Albina con tono di spavento. — Non da mia madre...
— Me lo lasci soltanto supporre: vede bene che ho pur pensato ad evitare un simile dolore a quella venerata signora. Ma se ci andassi e le dicessi quello che ho detto a Lei, non crede che sua madre medesima verrebbe a pregarla di acconsentire?...
Albina si coprì di nuovo il volto colle mani e mormorò con espressione d’infinito dolore:
— Che fare? Che fare, mio Dio!
E l’altro sommesso, insinuante come prima:
— Quello che le dico io... Dichiarare alla signora mamma e ai fratelli che, pensandoci bene, Ella si è accorta di amare il conte Alfredo invece che il cavaliere Giulio; soggiungere che oramai è sua ferma volontà di sposare il primo; che nulla può farla più cambiare, e insistere e pregare perchè si scriva subito al conte di Camporolle... e magari scrivere Lei.
La contessina teneva sempre la faccia nascosta fra le mani.
— È un sogno questo? — balbettava, — È un brutto sogno?
— Sarà una realtà che la farà felice Lei stessa... Tutti sempre ignoreranno... quella debolezza... la ignorerà sua madre, anche i fratelli, non riceverà la menoma tacca la memoria del conte... e sarà proprio come se quella carta non avesse mai esistito.
La giovane si scosse e levò vivamente il capo.