— Dunque.... — disse tremando e con voce ansante: — la signorina Albina?...
— Fu sempre pensiero di tutti noi, di nostra madre la prima, lasciarla libera nella scelta della sua sorte... beninteso entro certi limiti.... Alcune apparenze ci avevano ingannati.... In breve, ora qui io t’ho accolto come pretendente: uscendo di casa nostra protrai essere il fidanzato di mia sorella.
Camporolle tacque un momento per dominare la sua tanta emozione; prese un aspetto grave, e con voce ferma e improntata d’una certa solennità, disse poi:
— Ernesto, giuro che farò ogni cosa in mio potere, perchè nè la contessina, nè alcuno della tua famiglia abbia mai da deplorare di avermi creduto degno di tanto onore e di tanta felicità, e confido che riuscirò nel mio intento. Ecco quanto posso far io personalmente; quanto alle altre materie da trattarsi, tu mi indicherai il notaro della tua famiglia, e con esso un altro incaricato da me, a cui comunicherò tutti i documenti e che informerò esattamente delle mie condizioni, domestiche e finanziarie, aggiusterà tutto quanto riguarda le cose d’interesse; ma sento il bisogno di dichiarare fin d’ora che io nella sposa di cui ambisco sì ardentemente la mano, non cerco, non voglio cercar altro che la fiducia e l’affetto....
Ernesto l’interruppe.
— Di tutte codeste cose che sentono l’abbaco, hai ragione tu, bisogna lasciar parlare ai nostri notai... Ora, se lo desideri, possiamo andar di là nel salotto di mia madre.
Se lo desidero! — esclamò Alfredo, lo sguardo sfavillante e congiungendo le mani quasi in atto di preghiera.
Il conte di Valneve gettò nel caminetto il sigaro e suonò il campanello.
— Domandate alla contessa, — disse al domestico che si presentò all’uscio, — se può ricevere in questo momento il conte di Camporolle e me.
Il servo s’inchinò e ripartì.