— No, grazie: — rispose Alfredo metà sorridendo e metà sul serio; — il fumare distrae. Io voglio avere tutte le mie facoltà intente a quello che stai per dirmi.... Parla, mio caro Ernesto, te ne prego. L’impazienza, l’ansietà mi tormentano.... Senti, toccami, ho la febbre.

Ernesto gli strinse il braccio colla sua mano delicata e nervosa.

— Sì, davvero, povero Alfredo! — esclamò con interessamento. Or bene, io ti leverò subito da questo travaglio. Del resto lo dovevi ben capire che se ti ho scritto di quella guisa non era poi per dirti qui faccia a faccia delle cose che ti dovessero spiacere.

— Sì, l’ho capito... cioè l’ho sperato; ma, tu sai pure che, quando si agogna ad una tanta felicità, quando massime la si è vista dileguarsi da noi, ci pare poi impossibile raggiungerla, se non la si tiene proprio afferrata colle nostre mani.

— Ebbene, fa conto di averla afferrata fin d’ora. La mano d’Albina sarà tua.

Alfredo sorse di scatto, mandando un grido, poi dalla emozione impallidì e vacillò, si lasciò quasi cadere sul seno di Ernesto e gli disse piangendo insieme e ridendo, poco meno che balbettando:

— Oh Ernesto!... è dunque proprio il paradiso sulla terra che tu m’annunzi!... Oh amico mio! Oh fratello mio! Gli è a te, ne son certo, che debbo tanta ventura... È perfino la vita che tu mi ridai... sì, perchè senza di lei non posso più vivere, io sarei morto.

E lo abbracciava e lo baciava con forza, con passione, con trasporto.

— Via, via, — disse il fratello d’Albina facendo a rendere più tranquillo il giovane: — non parliamo di morire. E non dare neppure a me un merito ch’io non ho. Sai che sono schietto fino alla imprudenza con tutti, e tanto più con quelli che stimo di meglio. Ti amo e stimo così da essere perfino grossolano nella mia franchezza a tuo riguardo; e dunque ti confesso che io non ho patrocinata menomamente la tua causa, e che anzi ho desiderato la vittoria d’un altro. Che vuoi? A Giulio, oltre ai vincoli del sangue, mi congiunge un affetto nato fin dall’infanzia e sempre accresciuto colla domestica frequenza, coll’esempio e col desiderio di mio padre che quel ragazzo tenne seco ed amò proprio come suo figlio. Anche adesso penso con assai dispiacere al dolore che proverà quel buon Giulio, e che avrei voluto risparmiargli. Certo, se non si fosse trattato di lui, sarei stato io tuo avvocato zelantissimo.... Ma la conclusione, che è ciò che più ti importa, si è che non hai avuto bisogno d’altri avvocati, e la tua causa l’hai vinta.

Alfredo sentì un brivido delizioso di gioia scorrergli per tutte le vene.