— Partirò: — rispose Giulio, reprimendo un singhiozzo. — Partirò, non mi vedrai più...
Ella si staccò dalle braccia di lui.
— Ora lasciami... Coraggio!... Pensa che, per quanto tu soffra, soffro anch’io e forse di più!... Va e perdonami!
Dieci minuti dopo Albina usciva colla sua governante, colla quale aveva voluto andare alla messa, e dopo questa se ne faceva accompagnare alla locanda in cui avevano preso stanza i marchesi Respetti-Landeri.
La marchesa Sofia era appunto sola e accoglieva, non senza un po’ di meraviglia per quella visita mattiniera, la cugina che diceva aver bisogno di parlarle in tutta confidenza. Le due cugine si ritirarono nello stanzino da abbigliarsi della marchesa, mentre la sora Giustina si fermava ad aspettare in salotto.
XVII.
La meraviglia della marchesa Sofia si accrebbe d’assai quando la contessina Albina, senza punto preamboli, le disse:
— Sono venuta da te per un grande favore, quale non saprei a chi altri domandare, e pel quale bisogna assolutamente che tu mi prometta il più assoluto segreto e che non nieghi di accordarmelo.
Così dicendo la giovanetta aveva insieme e la mostra d’un’emozione appena dominata e l’aspetto di risolutezza che era propria dei Sangré.
— Cara mia! — esclamò la marchesa abbracciando affettuosamente la cuginetta: — tu non hai che da parlare, e m’impegno fin d’ora, senza sapere di che cosa si tratti, che farò tutto quanto mi domandi.