— È la supposizione più probabile. Ma fra quante carte provenienti da tuo padre io abbia mai avuto tra mani, poichè per desiderio di tuo zio moribondo presi l’amministrazione delle cose tue, non mi avvenne di trovare un menomo indizio di simil cosa, un cenno qualunque che potesse recar lume in questo mistero. Hai tu da parte tua, o nella corrispondenza di tuo padre, o in qualche altro scritto, hai tu mai trovato alcun elemento che possa servirci di bandolo?

— Io no.... Le carte che ho di mio padre sono così poche!... La maggior parte delle lettere rimase colaggiù dov’egli morì e andò certo distrutta....

— Chi sa, — disse lentamente il marchese, come desideroso che il giovane mettesse una speciale attenzione a queste sue parole: — chi sa che alcun simile documento sia rimasto presso il tuo primo tutore, lo zio?

— Oh no: — s’affrettò a rispondere Giulio: — i cugini me lo avrebbero detto, me lo avrebbero subito comunicato.

— Ad ogni modo converrà parlarne con essi.... Non è impossibile che sieno in grado di darci qualche informazione che ci metta sulla traccia. Io, ne’ tuoi panni, ci andrei senza indugio....

— In casa della zia? — interruppe Giulio quasi spaventato. — Oh no.... non ci metterò più i piedi, non lo posso.... ho promesso a me stesso.... e ad altri di non comparirci più.

— Ebbene, se me lo permetti, farò io le tue parti.

— Sì, fa tu.... già io mi affido pienamente in te, per ogni cosa.

— Ci andrei subito, se non avessi ora un convegno di grande importanza, il quale assai facilmente avrà delle conseguenze non infauste anche per te: un colloquio col conte di Cavour.

— Ed in che modo ci posso entrar io?