— È strano davvero, — disse il marchese pensieroso ed esaminando attentamente quella carta e quella mano di scritto, che quantunque falsata gli parve di riconoscere. — Non c’era segno nessuno sui suggelli?

— No.

— Eh! si capisce.

Annusò ancora il leggero profumo che esalava da quel foglio e gli parve riconoscere anche quello come aveva riconosciuta la calligrafia.

— Lasciami un po’ vedere quei biglietti: — disse; e Giulio subito glie li pose fra le mani.

Fra quelli dati da lui stesso alla moglie, ce n’era uno su cui erano scritte a mano due iniziali: lo trovò in mezzo agli altri così stranamente ricevuti da Giulio. Pel marchese non rimase più dubbio alcuno: quella somma era stata mandata al giovane da Albina. Ma perchè?

— L’anonimo e misterioso pagatore di tal somma, — disse il Respetti al cugino, — afferma essere questa una restituzione che ti fa. Bisogna credergli, perchè non si dànno senza una buona ragione cinquanta mila lire a un altro; ma, pensandoci bene, non puoi tu congetturare da che parte e per qual titolo ti possa venire una siffatta restituzione?

— Io no: — rispose Giulio. — Ci ho già pensato tanto! Per un fatto mio, già non è sicuro, perchè io, dacchè vivo, non ho mai avuto con nessuno attinenza d’affari nè d’altro da cui mi potesse nascere un credito simile. Potrebbe darsi che fosse qualche cosa che riguardasse mio padre....

— Sì, certo; dev’essere così.... Tuo padre.... oh lo so bene, io mi ricordo ancora un poco di lui, e poi tuo zio, il conte-presidente, mi ha parlato tante volte di suo fratello.... tuo padre era la generosità in persona, e con questo una imprudenza, una leggerezza, una sventataggine che erano fatte apposta per lasciarlo cader vittima di scrocconi e gente di malafede.

— E forse qualcuno di questi o qualche suo erede può essersi pentito, e spinto dal rimorso, aver voluto fare a me la restituzione del maltolto?