— Certo la prima cosa da farsi è di informare di tutto questo la nostra Albina.

Suonò, e al domestico accorso alla chiamata, ordinò si dicesse alla contessina di venir subito presso la madre.

— Tu, Enrico, — disse poi la contessa al figliuolo, — lascierai parlare da me, e se avrai pure qualche cosa da aggiungere, spero lo farai con quella temperanza che devi.

Il giovane non rispose che inchinandosi, e mordeva sempre con dispetto i pochi peli delle sue labbra.

Albina comparve. Aveva l’aspetto tranquillo, si sarebbe potuto dire rassegnato; l’occhio sempre limpido, ma con un raggio di mestizia; il pallore, che era abituale al suo volto, ma cui prima rallegrava una leggera tinta rosea, era ora un pallore marmoreo; il suo portamento, le sue mosse avevano preso qualche cosa di grave.

— Eccomi, madre mia: — diss’ella soavemente, guardando con espressione interrogatrice e anche un po’ inquieta la madre, il fratello e il cugino, l’aspetto dei quali pareva annunziarle un discorso serio: — ha da comandarmi qualche cosa?

La contessa la prese per mano e la trasse a sè con atto amorevole.

— Vieni qui, figlia mia, e dà ben retta alle mie parole.

Albina fece un atto che significava esser pronta a prestar tutta la sua più viva attenzione, e diffatti stava ansiosa e timorosa ad ascoltare, e il cuore le batteva penosamente, essendole nato il sospetto che qualche cosa si fosse subodorato riguardo alla rivelazione fattale da Matteo.

La madre, sempre tenendola amorevolmente per mano, continuò: