—Sentite: riprese Agapito con un calore che pareva cortesia di buon cuore, ed era invece solletico indicibile di curiosità. Il vostro padrone deve senza fallo venir da me questa mattina per esigere il semestre della pigione: il mezzo più sicuro di trovarlo gli è dunque d'aspettarlo in casa mia. Venite su, e perchè il tempo vi sia men lungo diremo due parole davanti un fiasco ed una fetta di salame.
L'ortolano se ne schermì, ma lo speziale ebbe in quella una vera, ispirazione!
—Vostro figlio vive da ricco, ed è professore?… Sta a vedere che gli è quello che abita qui di facciata che si fa dare tanto di cavaliere e si spaccia figliuolo d'un avvocato.
Matteo non potè e non cercò neppure dissimulare l'emozione che lo prese.
—Abita qui di facciata? Lui!…
—Vostro figlio si chiama egli Tommaso?
—Sì.
—È dunque lui, lo scommetto: esclamò Agapito trionfante. Matteo, assolutamente voi avete da far colazione con me: parleremo di codesto e d'altro.
Il contadino che amava pur sempre l'ingrato figliuolo, e che da tanto tempo non ne aveva più avute notizie, desiderosissimo di udire dei fatti di lui, accondiscese all'invito, e fu tratto dallo speziale nel suo alloggio agli ammezzati.
—Anna, Anna: gridò Agapito entrandovi.