Il medico stette un minuto col polso della marchesa fra le dita, corrugando la fronte in sembianza di gravissima meditazione; poi rinascose egli stesso la mano di lei sotto le pelliccie e ve la coprì bene.

—Uhm! diss'egli con gran sicumera, come se dicesse chi sa che profonda sentenza; vi è stato un po' di agitazione, si ha bisogno di calma, dopo la fatica occorre il riposo.

Trasse di tasca il suo pettinino di tartaruga e lo passò due o tre volte nei baffi e nel pizzo, poi si mirò nello specchietto del manico e riprese:

—Quella pozione l'ha già finita?

—No signore, saltò su Carlotta; anzi la non ne vuol più. Io glie ne aveva mesciuto qui un bicchiere….

—Creda a me, disse Lombrichi alla marchesa: la ne prenda chè le gioverà sicuro.

E tolto il bicchiere dalla fante, lo porse egli stesso alla vecchia che lo bevette senza più renitenza.

Ma ecco a questo punto aprirsi di nuovo la porta, ed entrare sollecita una giovine signora, vestita con modesta semplicità di buon gusto, avvenevole senz'esser bella, con nelle fattezze, nello sguardo, nell'atteggio delle labbra, l'espressione d'una meravigliosa bontà.

Essa accorse vivacemente presso la marchesa, esclamando con una voce soavissima e piena d'affetto:

—Cara santola!…