—Ah, ah! tu lo conosci? interrogò la marchesa.
—Sì, santola, e sapendo ch'e' merita la sua protezione, glie lo raccomando.
—Bene, bene: disse la vecchia volgendo il suo capo tremolante ad Antonio, Eh, eh!… Sai tu Lisa che un'altra me l'ha giù raccomandato?… Non indovineresti mai più chi…. Mimì, la brava Mimì…. L'hai già veduta, Lisa? Essa è sempre più cara che è una meraviglia; Mimì, Mimì, dico, vieni a salutar Lisa.
La cagnuola s'avanzò lentamente alla chiamata della padrona; la quale, curvando più che le venisse fatto la testa, le faceva quella sua smorfia grinzosa che equivaleva un sorriso.
Lisa si risolvette a passare la sua manina inguantata sul dorso della bestiola, ma non con troppa buona voglia; Lombrichi invece chiamò a sè la podagrosa cagnetta, la tolse sulle sue ginocchia e le fece un mondo di carezze e di feste. La marchesa guardava con occhio tutto compiacenza gli atti del dottore. Lisa ne volle richiamare l'attenzione al povero Antonio.
—Ebbene, diss'ella, l'istinto non ha ingannato Mimì, quando essa notò il signor Vanardi come degno del suo interesse.
A questo punto Lombrichi credette doversi degnare di riconoscere il pittore.
—Se non isbaglio, disse, voi abitate una soffitta in casa del signor
Marone?
—Signor sì.
—Ah, ah! esclamò la marchesa con una specie d'interesse: in casa di quel sant'uomo. Siamo dunque vicini?