Vanardi camminava inquieto alla volta del palazzo del banchiere. Era l'ultima sua speranza, era l'ultimo filo di salute; se quella riesciva a non altro che ad un disinganno, se questo gli si rompeva tra mano, egli era senza redenzione perduto. La sua famiglia sarebbe stata cacciata sulla strada, e il freddo e la fame si sarebbero disputato a chi più tosto l'avrebbe morta.
Introdottosi nell'afa calda di quegli ufficii, dov'era già penetrato una volta, Antonio si ricordò che il meno scortese di tutti colà dentro era stato il cassiere; epperò tirò dritto sino allo scompartimento di lui, e venuto alla cancellata, dimandò:
—Ci sarebbe il signor Pannini?
Il cassiere sussultò come se gli avessero dato all'impensata un forte pizzicotto.
—Pannini! gridò egli con accento tra la meraviglia e l'indignazione.
Voi cercate di Pannini?
La fronte stretta del brav'uomo aveva una certa ruga che poteva credersi volesse significare severità e corruccio, e gli occhi di vetro del buon cassiere avevano una certa fissità a cui se si fosse potuto attribuire un'espressione, si sarebbe detto esser quella del dubbio e del sospetto.
—Sì signore: aveva risposto Antonio.
Il signor Busca parve meditare una qualche cosa importante da dire, e come meglio dirla; ma due minuti di riflessione evidentemente profondissima non gli valsero che a trar fuori la seguente richiesta:
—Sapete voi dove sia Pannini? Ne avete voi novelle?
Fu per Antonio la volta di mostrarsi meravigliato.