—Sì… come ho ucciso Adolfo.
Gina puntò le sue deboli braccia alle spalle di lui per rigettarsene indietro, si dibattè per isciogliersi da quell'orribile amplesso, ma le forze le mancarono a un tratto, e svenne.
Così priva di sensi ei la portò sollecito nella carrozza.
—A Torino, diss'egli al postiglione: e di galoppo.
Quindi si slanciò nella vettura che partì di furia.
L'infelice donna abbandonava quella casa come c'era arrivata, svenuta.
XXIV.
Due giorni dopo, era il mercoledì, Antonio, che non poteva pagare il padrone di casa non ostante la dilazione, si vedeva in giudizio condannato al pagamento mediante lo staggimento e la vendita delle sue poche robe.
Vanardi, che il giorno prima erasi tutto occupato per Gina, presentando all'autorità competente una sua denuncia contro Orsacchio, ora pensò di tornare agli uffizii del signor Bancone a ricevere da Gustavo Pannini la promessa risposta.
Vedendo uscire il marito per tempo, Rosina si rallegrò molto; perchè essa aspettava ogni mattina l'acquisitore del quadro, il quale venisse a pigliar questo ed a recarne il prezzo, e assai si turbava al pensiero che in tal momento Antonio si trovasse in casa.