Il cassiere si pose a versare sulla scrivania i sacchetti di napoleoni. Fu un'onda d'oro che coprì il tappeto verde, fu un suono d'armonia seduttiva che, ripercossa dalle pareti di quel camerino, destò, per così dire, il demone della voluttà del guadagno. A quel rumore ed a quella vista gli occhi di vetro del cassiere rimasero quei medesimi; ma le pupille di Gustavo s'accesero stranamente, mentre le sue guancie impallidivano. Nel toccare, nel fare scorrere, nel rammentare a pile quelle lucenti e tintinnanti monete, le dita del giovane fremevano; con una tenacità carezzevole e desiderosa esse palpavano i dischi metallici e la carta delle polizze di valore.

Quand'ebbero finito di contare, Bernardo rimise i napoleoni ne' sacchetti, sovrappose l'una all'altra le polizze di banco, lasciò il tutto lì dinanzi a Gustavo e si ritrasse.

Il marito di Lisa rimase solo. Solo? No: v'era colà dentro un tremendo demone tentatore, e quei sacchetti e quei pezzi di carta esercitavano sul suo spirito un funesto fascino irresistibile.

Lì avrebbe potuto avere i mezzi per fuggire: lì avrebbe potuto avere almeno assicurata la sua esistenza avvenire… S'alzò e si pose a passeggiare per la stanza agitato:

—Perduto ad ogni modo, lo sono: disse egli ad un punto, tanto vale adunque…

S'arrestò e passò la destra sulla fronte madida di freddo sudore.

—Fra poco Marone verrà a pigliare i suoi denari… tanto meglio!.. Oh venga presto…

In quella si picchiò all'uscio del gabinetto.

—Gli è lui, pensò Gustavo, il sogno è finito; e ratto il suo sguardo corse al denaro, e, come un lampo, gli passò per la testa l'idea di gettarvisi su, d'arraffarlo e fuggire per l'altra porta.

Fermò il viso, mandò un sospiro, e con voce non calma del tutto, disse: