—Come vuole… Di parecchie persone misericordiose si trovano in questa nostra città.
Marone strinse le spalle, allargò le braccia e mandò un'esclamazione, come per dire:
—Eh via, qualche cosa c'è pure, ma dovrebbe esserci di meglio.
—E tra queste persone dobbiamo contare anche lei, signor Marone.
Questi fece colle mani il moto vivace di chi respinge un vistoso dono che gli si offra, e con un calore di modestia ammirabile, esclamò:
—Oh, che cosa dice?… Io non sono nulla, e pur troppo non posso far nulla… Certo tutte quelle buone opere che mi si presentano da fare io non le trascuro. Posso dirmi con nobile orgoglio che qualche cosa di bene si deve pure alla meschina opera mia… La congregazione di Santa Filomena, se non fosse di me, non camminerebbe forse con tanta prosperità… Ma che cosa dico? Oh buon Gesù! Ecco che io commetto un peccato d'orgoglio.
—Eh! i suoi meriti sono conosciuti… Poc'anzi che l'ho trovato sulla porta della marchesa di Campidoro, sono certa ch'ella andava da questa brava signora per qualche opera buona.
—Sì, appunto: rispose Marone; per alcuni bisogni della nostra congregazione, di cui la marchesa è una delle socie più benemerite e generose.
—È dunque proprio vero che la vecchia marchesa è caritatevole come non si può essere di meglio?
—Se è vero? esclamò il proprietario levando le mani in atto d'ammirazione. Val quanto dire che quella donna è la carità in persona.