Vanardi frugò tanto fra tutte le sue cose, che infine, per gran fortuna, riuscì a scovar fuori un biglietto di carta, che con un po' d'audacia d'espressione poteva dirsi bianco e polito; vi passo su due o tre volte la manica del vestito, come per lisciarlo viemmeglio; lo pose con una certa cura sopra la tavola; tolse d'in sulla scansia un fondo di bicchiere rotto, entro cui stava un pezzetto di spugna annerito da un inchiostro già asseccato; ci versò su alcune goccie d'acqua, e con uno spuntone di penna d'oca a barbe riccie e scarmigliate rimestò ben bene: poi sedette innanzi a quel foglio, il bicchier rotto lì vicino, la sua mano sinistra sopra la carta, nella destra quel simulacro di penna, ed aggrottò le sopracciglia in una meditazione laboriosa e profonda.

Rosina, poichè s'era accorta che nè il dondolarlo nè il cantargli la nenia valevano più a far dormire il piccino nella cuna, lo aveva levato su e lo teneva sulle sue ginocchia, parlandogli di parole senza senso e facendogli vezzi. Il bambino ora sorrideva, ora faceva greppo, ora metteva sue voci infantili, ora dava qualche pianto, in mezzo alle dolcezze, ai rimbrotti, ai parlari che gli faceva la mamma.

Gli altri fanciulli avevano ripreso della più bella il loro ruzzar per la stanza e facevano un chiasso che Dio vel dica. Tantochè il nostro Antonio, quand'ebbe scritto in alto del foglio: «Carissimo mio signor zio e padrino» e si volle concentrare per mettere insieme idee, non ne potè raccappezzare pur una in quel rumore di voci, di passi, di grida, che gli si veniva facendo dintorno.

Allora gittò con impazienza la penna sulla tavola, e ruppe fuori in queste parole:

—Eh! volete star cheti tutti quanti che il fistolo vi colga! Tonietto, sodo, dico, e va a studiar l'abbicì; tu Pippo, là in quell'angolo e fermo per mezz'ora; tu Gaetanino presso alla mamma e guai se ti muovi!… E tu pure, Rosina, taci tu stessa, se gli è possibile, e fa tacere il tuo fantolino un momento.

I bambini, alla subita sgridata paterna, stettero lì sorpresi, come e dove si trovavano, e guardavano attoniti il padre in volto senza muoversi più e senza accennar di ubbidire.

—Ebbene, avete capito o siete sordi? Corpo del diavolo! gridò Antonio, battendo sulla tavola un forte pugno che fece ribalzare quel frammento di bicchiere che faceva da calamaio.

Tonietto, il più grandicello dei bimbi, (gli aveva fatto dare a battesimo il nome suo e dello zio) non attese altro e sgusciò via lesto di là del paravento nell'altra parte della stanza; ma Pippo e Gaetanino, atterriti, cominciarono per far grosso il rifiato, poi diedero in qualche singhiozzo e finirono per iscoppiare in pianto dirotto.

—Ed ecco delle tue solite: gridò allora la Rosina: li fai sempre piangere ingiustamente tu!… Oh che uomo!… Venite qui carini, venite colla mamma, che il babbo gli è cattivo.

Ma Vanardi già s'era levato ed era corso dai figliuoli.