—Ecco, son venuto precisamente…
—Ho capito. Le occorre qualche piccolo rimedio… Che sì che indovino! Un'oncia di polpa di cassia o di tamarindi?
—No signore.
—Olio di ricino forse?
—Oibò.
—Le mie pillole digestive?… Sono pillole che ho inventate io, e per le quali ho preso dal governo tanto di brevetto… Sono meravigliose. I ministri ne pigliano, gli ambasciatori, i procuratori ed avvocati; tutti quelli che hanno bisogno di digerir bene… E per citar gente che sta qui vicino e di nostra conoscenza, il cavalier Salicotto… Lei lo conosce bene il cavalier Salicotto?
—Di nome solamente.
—Oh! un omone… Un politico di ventiquattro carati…. Una testa monumentale… Vale dieci Cavour e cento Pinelli. Fa il giornalista umanitario; patrocina la causa dei poveri… a parole sonanti… E si fa ricco. L'hanno fatto cavaliere, riuscirà a farsi nominare deputato: un dì sarà ministro… Dev'essere nativo della mia provincia. Dei Salicotto ce n'è al mio paese, ed anzi ne conoscevo moltissimo uno che faceva l'ortolano… Ah! non voglio già dire che questo cavaliere sia discendente o congiunto in alcun modo con quell'ortolano… Ciò non gli farebbe mica torto; ma il cavaliere afferma di essere figliuolo d'un avvocato: e se lo afferma lui!… D'altronde ci sono tanti nomi somiglianti!… In ogni modo e' sa fare il signore. Bisogna vedere com'è alloggiato!… Ci vado alcuna volta io a trovarlo… ed egli mi fa l'onore di servirsi alla mia bottega: tappeti da ogni parte, masserizie d'un'eleganza!… Ebbene, ciò che volevo dire si è che il cavaliere Salicotto fa uso delle mie pillole… Ha lo stomaco debole il pover'uomo. Lavora tanto pel vantaggio altrui! E ne rimane soddisfatto—delle mie pillole—che non si può dir meglio.
—Ne sono persuasissimo; ma io non è di nulla di ciò che ho mestieri.
—No? Dica pur liberamente quella che le occorre. Son disposto a servirla in tutto…. E l'ho detto appunto a sua moglie…. Oh! per caso, non sarebbe già la signora Rosina che è ammalata?