—Affare!… Che affare?

Antonio stava per ispiegarsi, quando l'uscio della bottega s'aprì vivamente con grande agitazione del campanello, ed una vispa ragazza entrò di fretta, salutando lo speziale e i garzoni per nome.

Sulla faccia del padrone e dei due accoliti si schiuse tosto il più grazioso sorriso di cui le loro fisonomie fossero capaci: e tutti tre si affrettarono verso la giovane con premurosa galanteria.

VI.

La nuova venuta mostrava d'avere dai diciotto ai venti anni; era assai bene impersonata di corpo, piuttosto piccina, esile alla vita, con piedi grossetti e mani tozze; vestiva da fante di ricca famiglia, pulitamente e con una certa eleganza: la vesti di lana color di granata, un bel grembiule di seta nera, un goletto bianco come neve intorno al collo, una cuffiettina bianca del paro, civettescamente posta sulle sue abbondevoli treccie bionde. Aveva la bocca un po' grande, ma candidissimi i denti, il naso volto insù, ma petulante, gli occhi bigi pieni di malizia e in tutto il volto una cert'aria spigliata e temeraria, ma buona ed allegra che la rendeva piacevole a chiunque la vedesse.

—Buon giorno, signor Agapito: diss'ella ridendo da mostrare i suoi bianchi dentuzzi. Buon giorno, signor Giannello; buon giorno signor Martino: soggiunse volgendosi all'uno e poi all'altro dei due garzoni; ed a Vanardi che non conosceva punto, guardò in viso con una curiosità interrogativa e fece una bella riverenza.

—Ben giunta, madamigella Carlotta: rispose lo speziale. Lei sta bene?

—Bene bene no… Se fosse qualchedun'altra… qualcheduna di quelle signore che non hanno nulla da fare che crogiolarsi tutto il santo giorno sulla poltrona direbbe anzi che sta male… Ma io non ci abbado.

I due garzoni fecero un moto vivacissimo d'interesse, accostandosi alla fanciulla.

—Lei non si sente bene! esclamarono all'unissono come in un duetto d'opera in musica.