«—Ricordati di mio figlio…. per me la è finita… mio figlio… mio figlio… per carità!
«Lo sguardo inquieto, convulso, supplicante diceva assai più d'ogni parola.
«Biale gli prese una mano e stringendola pronunziò con accento solenne:
«—Sta tranquillo: gli farò da padre; te lo giuro!
«Il moribondo, chè oramai gli era tale, si rasserenò; i suoi occhi, chè la parola non poteva più, ringraziarono con effusione; fu portato alle ambulanze e dopo pochi minuti morì.
«Biale tornò incolume, e riabbracciato la moglie e la figliuola, corse al collegio a vedere Gustavo. Gli narrò la morte gloriosa del genitore, e gli confermò ch'ei non l'avrebbe abbandonato mai. Il maggiore, come già ti dissi, non lasciava che debiti; il signor Carlo sopperì del proprio alle spese degli studi del giovinetto, il quale ogni vacanza veniva a passarla in casa del capitano come se fosse la casa paterna. Quando si trattò di scegliere per Gustavo una carriera, il capitano lo lasciò libero affatto; solamente gli fece notare come il suo utile, ed anco il suo dovere, richiedessero che piuttosto s'appigliasse ad una di quelle professioni che non vogliono tanto lungo il tirocinio, per dar compenso di guadagni a chi le abbraccia. Nell'opinione del bravo capitano, Gustavo aveva l'obbligo di venir pagando a poco a poco, a seconda che guadagnasse, i debiti lasciati da suo padre, e quindi, quanto più presto egli sarebbe riuscito a far fruttare l'opera sua, e tanto meglio sarebbe stato. Gustavo scelse il traffico bancario in cui sognava più rapidi e più vistosi i guadagni, entrò negli uffizi del borsiere Bancone, seppe guadagnare le buone grazie del primo commesso fatutto, il signor Padule, e col tempo divenne segretario della banca.
«Intanto il signor Carlo aveva nuovamente rinunciato alla divisa ed al grado militare: cessata la guerra, egli aveva voluto tutto ridonarsi agli affetti ed agli interessi domestici. Colla dote recata dalla moglie e con quello che egli aveva avanzato delle paterne sostanze la famiglia possedeva una modesta agiatezza, in cui sembravagli di poter vivere tutti tranquilli e felici senz'altro; e così sarebbe avvenuto se poco tempo dopo loro non fosse piombato addosso un grandissimo dolore: la morte della madre di Lisa. Il signor Carlo ne soffrì di molto, e sulla sua faccia ordinariamente severa si stese quella tinta di profonda mestizia che più non l'ha abbandonata di poi. Suoi soli amori gli rimasero Lisa, primo ed immenso affetto, poi Gustavo. Anche questi due giovanetti s'amarono, e più e in modo diverso che non fratello e sorella. Se ne avvide il padre, e pensò che un maritaggio fra di loro avrebbe fatto la felicità dei due giovani e quindi anche la sua. Gustavo non possedeva niente fuorchè i debiti di suo padre che aveva ancora da pagare, ma era laborioso, riconoscente, di carattere buono ed amava con passione la Lisa: era bensì alcun poco intinto ancor egli della pece di suo padre e di suo nonno, vale a dire, mostravasi troppo ambizioso di sfoggio e troppo ghiotto di ricchezze: ma pure tollerava con paziente coraggio la povertà delle sue fortune; eppoi, miglior merito di ogni altro in lui, miglior ragione di tutte, Lisa lo amava…. Il capitano li unì; ed ora vivono tutti insieme le più beate creature del mondo, e dirò, senza tema d'errare, le migliori altresì.
«E adesso dubiti tu ancora, mio caro Vanardi, che il capitano sia uomo da non darsi pensiero delle disgrazie d'un pover'uomo, padre di famiglia?
—No, rispose Vanardi. Ora ho anzi speranza, e di molto; e te ne ringrazio, Giovanni, come di cosa già fatta. Sarò computista (e trasse un sospiro): ma almeno avrò assicurato il pane della mia famiglia…. Ed a proposito di pane, bisogna appunto ch'io vada a comprar qualche cosa da pranzo pei miei poveri bimbi, poichè mercè tua lo posso. Addio. T'aspetterò dunque domani con una risposta del come il capitano Biale e sua figlia abbiano assunta la protezione di questo povero individuo.
E s'avviava per andarsene, quando si ricordò di quell'altro motivo che l'aveva condotto dall'amico, quello cioè di narrargli le impressioni del suo padrone di casa alla vista del ritratto di madama Orsacchio, partecipargli i suoi sospetti e consultarlo sul da farsi in benefizio di quell'infelice ch'egli non dubitava fosse vittima dei peggiori trattamenti del crudele marito.