— Non si passa: disse il signor portiere con brusco accento, mettendosi innanzi all'intruso.
Dietro le grosse spalle quadre del portinaio, balenarono agli occhi di Maurilio le piastre di metallo colla croce in mezzo dei sciacò delle due ordinanze pronte a mettere in esecuzione il bando formolato dalla voce solenne dell'autorità della porta. E' si perdette un istante di spirito; balbettò confuse parole e sentì un rossore accusatore salirgli alla faccia.
— Andiamo, andiamo: riprese il portinaio, bisogna sgomberare. A momenti arriva la Corte...
Un'idea per fortuna era venuta a Maurilio che si torturava il cervello per trovarla. Si ricordò di quel suo amico che ho detto poco anzi, e pensò invocarne la protezione del nome.
— Cerco dell'avvocato Benda....... È ben qui l'avv. Benda?
— Sicuro che c'è; rispose il gigante che faceva da cerbero; ma questo non è il luogo nè l'ora di cercarlo.
Maurilio fece come il naufrago, che aggrappatosi a qualche cosa onde spera salute, non vuole spiccarsene più; giunse le sue grosse manaccie in atto di supplicazione ed insistette:
— Bisogna assolutamente ch'io gli parli.......... Si tratta di cosa gravissima e che preme..... Mi contenterò d'aspettarlo sotto l'atrio o su per le scale... Di grazia lo facciano chiamare... Darò il mio nome... Vedranno che verrà tosto... Ripeto che è cosa importantissima.
L'accento, la figura, la mossa del giovane erano così turbati che il portinaio credette realmente a qualche cosa di serio. Pensò inoltre alle larghe mancie che soleva distribuire l'avvocato Benda, onde valeva la pena di far cosa che potesse contentarlo. Il cerbero si fece più umano; curvò le spalle ed abbassò d'un tono l'altezzosa impertinenza dell'accento.
— Se è così... possiamo provare.... ma il difficile sta nel trovare l'avvocato nella confusione di gente che c'è lassù...... Gli è quasi come cercare un ago in un fastello di fieno..... Ma pur via......