In quel piccolo involto che il povero giovane aveva seco non si contenevano che pochi libri: Dante — Orazio — Virgilio — Macchiavelli — La Scienza nuova del Vico — il Trattato di economia politica di G. B. Say, — ed un manoscritto tutto spiegazzato ed a strappi, su cui stava scritto a grossi caratteri: — Farragine.
Romualdo diede la sua approvazione a Selva con una stretta di mano; gliela diede eziandio Vanardi; e stettero aspettando con ansia lo svegliarsi del nuovo venuto.
Ed ecco che dalla stanza di Selva un grido richiama la loro attenzione. Ci corrono e trovano lo sconosciuto che, levatosi a sedere sul letto, getta le magre gambe fuori delle coltri per torsi di là, infuocato nelle guancie, gli occhi orribilmente fuor del punto, le mani agitantisi in moto convulso.
Giovanni fu in un salto allato al giovane e lo trattenne. Il delirante gli si abbrancò alle braccia e glie le serrò da fargliene sembrare le sue mani tanaglie di ferro. Le carni gli scottavano.
— Che avete? che volete fare? Gli domandò Selva; e l'altro, fissandogli negli occhi i suoi tutti smarriti, con voce affannosa, a balzi e vibrata, gli disse:
— Trista cosa è la vita! Un'empia lotta, che vince eterna la sventura. Ai primi passi tu se' di questa via d'affanni, e ti par che sorrida all'uom la terra felicemente, e duol supremo estimi il mister della morte. Oh folle! oh folle! Io spesso, il credi, ad invidiar mi trassi la sepolcral de' morti ignota pace; e i dolor della creta maledissi, che s'assuperba nel chiamarsi viva.
— Misericordia! Esclamò Romualdo, giungendo le mani, e' parla in una specie di versi. È matto!
— L'ho detto io che era un fratello: disse Giovanni. È poeta.
Poi, facendolo ricoricare a forza, disse al delirante:
— State quieto; e se avete bisogno di qualche cosa, ditecelo.