— To', Cecchino, e dimmi se l'ho saputo fare al solito secondo il tuo gusto.

— Eccellentissimo: disse il figliuolo, appena ne ebbe preso un sorso: eccellentissimo come sempre.

Bevette, poi rimise la tazza nelle mani della madre; mentre questa andò a riporla sopra la tavola di marmo d'una mensola, Francesco s'alzò da sedere, si passò la mano sulla fronte, ed afferrato il suo mantello, se lo gettò sull'avanbraccio sinistro.

— Addio mamma, diss'egli, mettiti a letto e fa di dormir bene.

— Vai già? Domandò la signora Teresa che, posata in fretta la tazza, si volse vivacemente verso il figliuolo.

— Sono stanco, ho bisogno di riposare ancor io.... Dàmmi un bacio, mamma.

Nel dire queste parole, la voce del giovane tremò un pochino. Teresa se ne accorse, fe' rattamente saltar via di sopra la lampada il coprilume e d'un balzo fu presso il figliuolo, le sue mani sulle spalle di lui, il volto innanzi al volto, gli occhi entro gli occhi. Vide allora il pallore di Francesco, vide i tratti accusare un turbamento interno che invano e' si sforzava nascondere, vide la nube di mestizia che ne copriva la bella fronte, ordinariamente così serena, seggio della sincerità.

— Tu hai qualche cosa, Francesco? Di certo t'è capitato alcun che? Oh che cos'hai?

Il giovane scosse il capo in segno negativo, non fidandosi abbastanza della fermezza della sua voce.

— Forse non ti senti bene?