Questi s'era fermato come un buon fantaccino che abbia udito il comando dell'alt. Si rivolse di nuovo verso il generale e col medesimo tono e colla medesima voce di prima disse:
— Abbia dunque la compiacenza di darmi i suoi ordini. Debbo lasciar correr l'acqua alla china e lavarmene le mani?
Il conte ricordò la severità e la vigilanza inculcatagli.
— Mai più, mai più: esclamò corrugando fieramente le sue sopracciglia ispide come i baffi.
— Debbo arrestarli tutti?
Barranchi sentì a suonare la frase che non bisognava violare i diritti dei cittadini, i quali al giusto egli non sapeva che cosa si fossero. Si grattò il berretto di cotone in testa, e mai faccia da generale dei carabinieri non espresse l'indecisione e l'imbarazzo come fece in quel momento il volto fiero del conte Barranchi.
— Tutti? Cospetto! Tutti addirittura? Si potrebbe vedere, esaminare... Uno di quei che mi avete nominato è un bastardo; peuh! certo che nessuno verrà a muover richiami per esso... Arrestatelo... Un altro è un ciarlatano da teatro e forestiero; anche per lui non ci sarà chi metterà innanzi pur un piede... Pigliatelo... Quell'impertinente d'un avvocato Benda abbiam già deciso di archiviarlo. Eh! una retata di tre gli è qualche cosa. Circa gli altri, guardate voi, fate voi... Avrete in mano qualche carta, qualche documento di cui vi potrete impadronire nelle perquisizioni che farete. Regolatevi dietro di ciò; che cosa volete che vi dica? Voi dovete esser pratico del servizio; lo siete più d'ogni altro: sapete meglio di chicchessia ciò che vi tocca di fare. Fate adunque in vostra buon'ora, e fate bene.
Si lasciò ricadere sul letto, come uomo che ha finito di spiegare le sue volontà e brama essere lasciato tranquillo; ma quando Tofi era già all'uscio, il generale si ridrizzò di nuovo con mezzo il corpo e colla sua voce tremenda da comandante di brigata in piazza d'armi soggiunse:
— Badate che lascio a voi la responsabilità di tutto. Siate severo, siate vigilante... ma guai a voi se mi fate prendere una rampogna da S. M.
Tofi uscì più perplesso di quanto fosse al venir suo; ed un'irritazione profonda contro Barranchi e contro tutti gli accresceva il maligno talento della sua natura. A lui toccava operare, ma se l'operato fosse stato creduto degno di lodi, queste sarebbero andate al conte Barranchi, se di biasimi, su di lui sarebbero piombati i più crudi, non senza pericolo ancora di qualche cosa di peggio che biasimi. In quell'occasione in cui a cagione di qualche eccesso di arbitrio, il conte Barranchi aveva avuto i rimproveri del Re, il commissario Tofi, su cui naturalmente s'era venuta a scaricare l'ira del generale aveva sentito scoppiar alle sue orecchie niente meno che la minaccia d'esser tolto a quel posto che da tanti anni occupava. Questa era per lui la peggior sciagura che ei potesse immaginare, e il solo pensiero ne lo spaventava tremendamente. Prima di tutto quel posto gli era carissimo per amore di artista che aveva collocato nel suo mestiere; poi eragli un'autorità di cui si compiaceva infinitamente ed una salvaguardia personale di cui sentiva vivissimo il bisogno. Nella sua lunga carriera egli aveva così perseverantemente offeso l'interesse, il carattere, l'onoratezza di tanti individui che ben sapeva avere ammassato sul suo nome un tesoro incalcolabile d'odio, cui la sua qualità sola impediva dal prorompere. Quel giorno in cui egli non fosse più nulla sarebbe stato oppresso dall'esplosione dello spregio e dell'animavversione pubblica; altro non gli sarebbe rimasto che fuggire per andare a nascondere in chi sa qual remota solitudine la sua imprecata e maledetta vecchiaia.