— I nomi, i nomi. Dica su come si chiamano.
Benda esitò.
— Ecchè? Disse il Commissario con perfida ironia. Per una cosa cotanto semplice ha forse scrupolo a dire il nome dei suoi compagni? Be': ve lo aiuterò io. V'è prima quel Selva; poi il padron di casa, poi un certo Maurilio Nulla... Appunto! Parliamo un momentino di codestui. Lei lo conosce bene?
— Sì.
— È suo amico?
— Sì.
— Sa che questa la è strana? Ella che è ricco ed appartiene ad una famiglia di ricchi commercianti, come va che si trova in intima relazione con quel cotale, che viene dalle più basse regioni del volgo? Conosce Ella bene il passato di quel giovane?
— Lo conosco.
— E ciò nulla meno Ella non ha avuto il menomo ribrezzo di stringere tanta attinenza con un trovatello, che fu accusato del più orribile dei delitti, che passò varii mesi in carcere, che non possiede nulla al mondo e si guadagna la vita non si sa ben come? Una simile amicizia non è degna di Lei e non è affatto naturale.
— Ho avuto campo di conoscere che in quell'infelice vi è un'anima nobilissima ed un'intelligenza superiore, e ciò mi basta per farmelo amare e stimare. L'essere povero e trovatello non è cosa di cui egli abbia colpa, e soltanto il pregiudizio può crederlo un disdoro; ch'egli sia rimasto in carcere accusato d'un orribile delitto non l'ho mai saputo, e non lo credo così di piano....