Barnaba stava per invigorire la loro decisione con nuovo suo interporsi, quando un altro grave incidente venne ad interrompere quella scena.
Un uomo vestito da popolano, ma colla faccia da guardia di polizia si precipitò nella stanza.
— Signore, diss'egli a Barnaba; un cotale fuggiva per una porticina che dà sui campi dietro la fabbrica; lo abbiamo inseguito, raggiunto ed arrestato.
Barnaba mandò una sommessa esclamazione di soddisfacimento, e di sotto la tesa del cappello fece sgusciare uno sguardo di trionfo verso il sig. Giacomo, quasi per dirgliene: — Ecco la mia rivincita. Il sig. Giacomo, egli, impallidì; la povera signora Teresa si lasciò cader seduta mandando un gemito; Maria si torse convulsivamente le mani; Quercia si morse il labbro inferiore, ma il suo aspetto non perdette nulla affatto della sua sicurezza e della sua aria di imperiosità.
— Dov'è? Domandò Barnaba a voce bassa all'agente vestito da borghese.
— L'abbiamo qui sotto. Vuol vederlo?
Barnaba fece un segno affermativo, e il birro si allontanò di fretta.
Un minuto dopo entrava in quel salotto, in mezzo a quattro guardie travestite, Giovanni Selva.
Questi e Maria, che lo guidava per mano, avevano attraversato correndo il cortile e s'erano introdotti nell'officina. Là, per la via più corta, attraversando uno dei laboratoi, sempre di corsa, la ragazza aveva condotto il compagno alla porticina che era meta dei loro passi. Ma la serratura dell'uscio era chiusa colla chiave, e questa non era nella toppa. Maria corse nel più vicino dei laboratorii: e gridando quanto più poteva per superare il fracasso dei varii lavori che facevano le lime ed i martelli, domandò agli operai:
— La chiave della porticina?... Chi ha la chiave?... Presto per amor di Dio!