Gli operai dapprima non compresero le parole della giovanetta; ma videro l'ansietà e l'affanno così vivamente espressi nella fisionomia di lei, che smisero un momento il loro lavorare per poter udire che cosa ella dicesse.
Maria ripetè la sua domanda.
I più non ne sapevano nulla e si consultavano tra di loro, dicendo dev'esser qua, dev'esser là; intanto il tempo passava con inesprimibile e dolorosa impazienza della ragazza.
— Ne chieda al capo-fabbrica: disse uno finalmente, e Maria, che comprese quello essere il migliore dei suggerimenti, corse nello stanzino occupato di solito dal direttore degli opificii.
Per fortuna egli vi si trovava; e Maria col respiro affannoso, colle parole tronche, fece la sua richiesta. Quella era per sè così strana e fatta inoltre così stranamente che il capo-fabbrica non potè tenersi dal provocare qualche spiegazione; ma la ragazza con impeto impaziente interruppe:
— Presto, presto..... Si tratta di salvar Francesco.... Lo hanno arrestato.... Bisogna far fuggire il suo amico colle carte.... Sono già al portone i carabinieri....
Il capo-fabbrica non capì bene che fosse avvenuto, ma vide che si trattava di cosa premurosa. Senz'altra osservazione si alzò e corse ad aprire la porticina.
Giovanni lanciò uno sguardo al di fuori, nei campi tutto bianchi di neve non si vedeva il menomo segno di anima viva. Strinse egli la mano a Maria e le disse:
— Ora Francesco non correrà più nessun grave pericolo. Si tranquilli, madamigella, e tranquilli anche la mamma.
Poi uscì di buon passo, mentre gli altri richiudevano la porticina alle sue spalle.