— Ci conto su: disse Quercia mezzo sul serio, mezzo scherzosamente. Corro adunque senza perder tempo, e fra poco ne udranno le novelle.

Partì scambiando con quella affettuosa famiglia i più affettuosi saluti. Maria corse alla finestra per vederlo un'ultima volta mentre egli saliva in carrozza. Ed egli pure la vide; e i loro sguardi s'incontrarono come due raggi di luce. Era egli partito, e Maria rimaneva ancora immobile a quel posto, la candida fronte appoggiata ad una delle traverse dell'intelaiatura delle invetrate. Vedeva nel suo pensiero la bella figura di quel giovane ardimentoso nell'atto che affrontava con tanta sicurezza il pericolo, che dominava con tanta supremazia le turbe, che s'imponeva con tanta autorità a tutti, e il cui sguardo pur tuttavia era certe volte sì dolce!...

Povera Maria!

CAPITOLO XII.

Gian-Luigi, nel salire in carrozza, disse al cocchiere:

— A casa, di galoppo.

Cinque minuti dopo il legnetto entrava nel cortile della casa in cui abitava il dottor Quercia.

Questi scese sollecito e levandosi in punta di piedi, a bassa voce disse al cocchiere che si chinava verso di lui per udirne gli ordini:

— Andrai tosto ad avvertire i capisquadra della cocca che si radunino stassera alle sette nella taverna di Pelone.

Il cocchiere fece un cenno affermativo.