— Poi verrai qui e starai pronto ad ogni evento tu e la carrozza.
Detto questo corse su delle scale verso il suo quartiere. Quell'altra faccia sospetta che gli serviva da domestico gli venne incontro fino sull'uscio del pianerottolo.
— Ho udito la carrozza: gli disse, appena Gian-Luigi fu entrato; ed ho pensato che era Lei che tornava. Abbiamo qualche cosa di nuovo?
— Sì: rispose Gian-Luigi. Aspetta che ti do due lettere da portare.
Si mise al suo tavolino a scrivere di fretta. Un bigliettino vergò sopra un elegante fogliolino di carta lisciata, il quale diceva in lingua francese:
«Contessa. Due miei amici, due bravi giovani, gli avvocati Benda e Selva, furono arrestati per sospetti politici — affatto a torto, ve lo giuro. Bisogna che per mezzo del conte e di vostro padre mi aiutiate a farli rimettere in libertà. Fra due ore al più tardi sarò da voi a spiegarvi meglio la cosa, ma frattanto non perdete tempo e pregate il conte a parlare al generale Barranchi in favore de' miei protetti, e scrivete al barone La Cappa di volere interporre la sua valevole protezione presso il Governatore. Addio, vi bacio le mani e sono — quegli che vi ama alla follia — Luigi.»
Sopra un pezzettino di carta qualunque scrisse:
«Seguite colui che vi presenterà queste parole di mio pugno. — Seguitelo subito. — Preme — Q.»
Diede i due scritti al domestico il quale con istrana famigliarità, di sopra la spalla del padrone, aveva letto tutto ciò che questi era venuto scrivendo.
— Questo, disse Quercia accennando il bigliettino, lo porterai...