— Pregate per voi o per chi altri vi aggrada. Io non cerco preghiere da nessuno.

— Gesummaria! Disse fra sè la Gattona. Padre Bonaventura ha ragione: è un eretico e miscredente.

— Oh sante piaghe! Soggiunse ella poi ad alta voce: le preghiere non fanno mai male a nessuno. Però come la vuole. Lascio dunque Gognino presso di Lei. E quando uscirai (disse al fanciullo levando l'indice per fargliene notar di meglio l'intimazione) vieni tosto a raggiungermi sulla porta del Carmine, e non baloccarti per istrada siccome è tuo uso, neh? Monsù e Madama li riverisco.

Fece una profonda riverenza, che avrebbe contentato un maestro di ballo, ed uscì, accompagnata sino all'uscio dalla moglie del pittore.

Questa non capiva bene l'atto di Maurilio, ed era ben lontana dall'approvarlo. Fare la carità, anche la buona Rosina trovava una bellissima cosa, ma quando se ne avesse i mezzi; e di Maurilio ella sapeva come, coll'esercizio del suo povero mestiere, guadagnasse tanto appena da bastare ai più stretti bisogni suoi. E poi che cosa voleva egli fare di questo bambino che si faceva condurre in casa? Forse mantenerlo? Oh sì ch'ella voleva quella giunta di carico alle gravezze famigliari! Accompagnando la vecchia, Rosina, che era la più curiosa delle donne, interrogò, e la Gattona, che era la più ciarliera, contò tutto quello che era intravvenuto fra lei, suo nipote e Maurilio.

— Gli è matto per davvero: conchiuse la moglie di Vanardi, tornando indietro dalla porta, dopo partita la vecchia. S'ei si mette in capo di insegnare a leggere e scrivere a tutti gli straccioni che non lo sanno, sì che mi sta fresco!

Maurilio aveva preso il fanciullo per mano e se l'era condotto seco nella vicina stanza, dove ci aveva il suo letto. Rosina cedette alla tentazione della sua irrefrenabile curiosità; si accostò pianamente all'uscio, e messo l'occhio al buco della toppa, si diede ad ascoltare e guardare.

Maurilio s'era seduto presso la finestra e teneva il fanciullo innanzi a sè, passandogli carezzevolmente una mano sugl'ispidi, scarmigliati capelli. L'espressione della sua faccia era quale Rosina non gli aveva mai vista. Una nuova affettuosità raggiava dai suoi lineamenti strani ed originali, una luce di tenerezza brillava ne' suoi occhi affondati. Pareva che la sua fisionomia avesse deposto il velo scuro che l'appannava per mostrare una espansività fino allora contenuta e dissimulata. Quella faccia irregolare in tal momento pareva quasi leggiadra.

— Mi riconosci ancora? Domandava egli al ragazzo con voce diversa dall'usata ancor essa, e soave.

— Sì: gli è Lei che mi ha pagato da cena ieri sera.