— E ti ha egli fatto piacere che io ti abbia procurato una buona satolla?
— Oh sì... Mi avviene così di rado..... Mi tocca sempre rosicchiare un pezzo di pan nero e non altro.
— Dà retta, Luca, per qual ragione pare a te che io t'abbia fatto quel piacere?
Il fanciullo levò i suoi occhioni larghi e sgranati in volto a Maurilio e li fissò fra interrogatori, fra stupiti in quelli di lui, che in quel punto, brillanti d'un sentimento d'ineffabile affetto, parevano anche alla Rosina i più belli occhi del mondo. Da quello sguardo Luca non sentiva nessuna soggezione, ma invece un'aggradevole sensazione inesplicabile: ei non era mai stato guardato di quella maniera; gli sembrava che una specie di calore gliene penetrasse nelle vene a riconfortarlo; la figura di solito diffidente e maliziosa del ragazzo si aprì ancor essa ad un'espressione più mite ed espansiva, quasi di fiducia; non rispose nulla il meschinello, ma come se volesse con un atto manifestare la nuova confidenza che nasceva in lui per quell'uomo tuttavia sconosciuto, ei si fece più presso a Maurilio e gli pose una mano sopra il ginocchio, tenendo sempre il suo sguardo affondato, per così dire, in quello di lui.
Maurilio ripetè la sua domanda accarezzando al bambino con più tenerezza le chiome.
— Ma... non saprei... per farmi piacere; rispose esitando Gognino.
— Sì; perchè ho provato per te un sentimento d'interesse che mi ha spinto a farti del bene... Gli è quello appunto che si chiama voler bene; nella qual cosa vi sono varii gradi, a cominciare da un interessamento lieve e passeggero andando poi fino all'affetto profondo e che dura sempre. Capisci quello che voglio dire?
— Capisco: disse lentamente Gognino; e ne' suoi occhi sempre fissi a quel modo in chi gli parlava, passavano davvero certi lampi d'intelligenza che erano come il risveglio dell'anima pensante. Capisco... A me fino adesso nessuno ha voluto bene.
— E la nonna? Domandò Maurilio.
Il piccino scosse melanconicamente il capo senza pronunziare parola.