— Se tu te lo meriterai, te ne vorrò io del bene, e te ne vorrò sempre più, a seconda che corrisponderai alle mie cure ed ai miei desiderii. Quello stesso sentimento d'interesse che mi ha fatto darti da cena ieri sera che avevi fame mi ha indotto a prenderti qui meco per farti un bene ancora maggiore di quello che sia il saziarti di cibo. Il dar da mangiare, vedi, è un benefizio a questo che si chiama corpo, che è quel che si tocca e che si vede di noi; ma noi tutti abbiamo dentro una cosa che nè si vede, nè si tocca, ma che è la miglior parte di noi, che anzi è proprio ciò che fa noi stessi, ed è quella cosa che pensa e che vuole.
Gognino allargava sempre più gli occhi.
— E questa cosa dentro c'è l'ho ancor io? Domandò egli con una serietà che dinotava l'effetto che facevano in lui le parole di Maurilio così nuove alle sue orecchie.
— Sì certo: rispondeva Maurilio. Tutti quanti gli uomini l'hanno del pari, uguale se non nelle qualità, nella sostanza. Non hai tu mai sentito a parlare dell'anima?
— Oh sì. La nonna mi conduce tutte le mattine in chiesa a sentir la messa di padre Bonaventura e dice che gli è per salvar l'anima; ma io non ho mai capito che cosa fosse.
— Senti! Ti avviene egli mai di ricordare qualche cosa che ti è avvenuto nei giorni che sono passati? Oppure non ti avviene egli di desiderare alcune volte di essere in qualche luogo o di far qualche cosa e benchè tu sia, per esempio, in casa tua, non ti par egli di esser qua o colà coi tuoi compagni?
— Oh sì! Esclamò il ragazzo nelle cui pupille correvano sempre più vivi i lampi dell'intelligenza. Certe volte, seduto sulla cenere del camino nella soffitta della nonna, mi piacerebbe essere sulla piazza a guizzare sulle sgusciarole cogli altri, e gli è proprio come se ce li vedessi; ed altre volte mi ricordo del bel verde che avevano la state gli alberi dei viali e vorrei correrci sotto.
— Bene. Fa attenzione, Luca; in quei momenti tu non sei mica col tuo corpo nè sulla piazza nè tampoco sui viali che a questa stagione sono tutt'altro che verdi. Tu vedi quelle cose perchè le pensi. Gli è col pensiero che sei colà, mentre il corpo sta nella soffitta: ora il pensiero è la facoltà di quella parte interna di noi che si chiama l'anima, ed è il modo con cui la si manifesta. Se io, saziando ieri sera la tua fame, ho procacciato un bene al tuo corpo, facendoti venir qui ad imparare ciò che sto per insegnarti voglio procacciare un bene all'anima tua; e questo bene è assai più prezioso del primo, perchè anzi tutto è duraturo, mentre quello è passeggero, e poi perchè ogni miglioria dell'anima è quella in realtà che innalza l'uomo in raffronto ai suoi simili e in cospetto di Dio.
— Ah! Esclamò il piccino, il quale si vedeva che cominciava a comprendere in nube, entrando la sua intelligenza in una sfera tutto novella, a cui non s'era ancora nemmanco affacciata.
— Che razza di discorsi gli va facendo? pensava intanto la Rosina. E' mi pare sarebbe meglio ch'e' desse mano addirittura al catechismo.