— Per la famiglia regnante di Torino, sono poco meno che sicuro della riuscita. Vi dissi che io stesso dal palco scenico del teatro Regio avrei dato il segnale della rivoluzione....
— Comincio a capire: interruppe vivamente Gian-Luigi, abbassando la voce quasi avesse paura che in quella solitudine sotterranea altro orecchio pur tuttavia potesse intendere le sue parole. Il Re con tutta la sua famiglia, quella sera assisterà allo spettacolo in pompa solenne nel gran palco della Corona.
Mario Tiburzio fece gravemente un segno affermativo col capo. Tacquero un istante tutti e due, guardandosi fiso, come per leggersi entro l'animo a vicenda; poi l'emigrato romano disse lentamente, e con voce più sommessa ancor egli:
— Quando suoneranno le nove io mi avanzerò alla ribalta, e in faccia al Re, ai Principi ed a tutta la Corte, griderò alto, snudando la mia spada da teatro: Viva l'Italia! Abbasso l'Austria e i Principi suoi vassalli! Il fondo della platea e l'atrio delle scale saranno occupati dai nostri; a questo mio grido irromperanno nella loggia reale, superando le Guardie di Palazzo e le Guardie del Corpo; tutta Casa Savoia sarà nostra prigioniera.
— E?... Domandò Luigi.
— E i successivi avvenimenti, soggiunse Mario, decideranno della sua sorte.
Successe un nuovo silenzio; cui ruppe dopo alcuni minuti il medichino.
— In complesso la cosa non è mal combinata; e in tutto codesto quale la mia parte?
— Far concorrere la plebe al movimento; persuaderla che le mutazioni politiche da noi tentate andranno in util suo, staccarla dalla devozione alla monarchia per consecrarla alla devozione alla patria.
— Va benissimo. E le mutazioni di Governo, quando eseguite lealmente le condizioni da me poste, andranno in effetto a vantaggio del povero proletario.... Io posso aiutarvi più forse che non crediate. Quella sera medesima dello scoppio della rivoluzione, a sviare la Polizia, a disperderne le forze, io sono in grado di far prorompere in varie parti della città moti popolari che abbiano puramente sembianza... dirò così... economica. La miseria è grande in questa stagione, e io posso slanciare su per le strade delle turbe che tumultuino ad un grido ancora più efficace che quello della patria e della libertà, al grido di Abbiamo fame e vogliamo del pane. Le due insurrezioni si daranno la mano sulla rovina della monarchia. Ma il nerbo d'ogni guerra è il denaro. Ne avete voi del denaro?