— Inorridisco anche senza leggerla.
— Comprenderete quindi anche voi che, malgrado la vostra raccomandazione di cui tengo il massimo conto, non posso promettervi.....
— Comprendo, comprendo: s'affrettò a sclamare il barone, il quale fra sè intanto borbottava: dans quel guêpier mi ha mandato a me fourrer quella matta di mia figlia!
— E circa il signor Benda, continuava il Governatore, ho inoltre verso il marchese di Baldissero mio buon amico qualche debito di riguardo che mi impone di esaminare con assai ponderazione il suo caso. Quell'avvocatuzzo ha insultato, minacciato, sfidato a duello il figliuolo del marchese, di uno dei più alti personaggi dello Stato. Che cosa non avrebbe ragione di dire Baldissero, che cosa non direbbe S. M. medesima, se io così tosto mettessi in libertà chi si è fatto reo di tale eccesso, ancorchè non ci fosse altra ragione nessuna da tenerlo custodito in cittadella?
— È giusto, è giusto: disse il barone approvando col capo e colla mano.
— Quindi non posso nè anche accogliere le vostre osservazioni intorno ai diportamenti della nostra polizia. Essa è affidata ad un uomo fedelissimo ed intelligente del suo mestiere, senza del quale io non so come il conte Barranchi ed io stesso potremmo bastare all'ufficio. Voi capite ch'io intendo parlare del commissario Tofi. Esso ha tutta la mia fiducia e quella del Generale dei carabinieri; e finchè io avrò l'alto onore di godere la fiducia di S. M. e di coprire questa carica, nè quell'uomo, nè il sistema di polizia attualmente in vigore non saranno punto cambiati.
Il padre di Candida tornò ad inchinarsi tra mortificato e confuso.
— Quanto a quell'agente subalterno, di cui mi avete parlato, a quel Barnaba, io sono d'avviso che egli si è regolato affatto bene, e invece che censura merita lodi e ricompensa.
— Voi avete ragione... Ero mal informato.... Vi prego a non dare al passo che ho fatto presso di voi altra importanza che quella di amichevoli chiacchere in aria.
Il Governatore fece un sorriso protettore d'annuenza.