— Gli è il padre di quel giovane; disse vivamente la marchesa. Che viene egli a fare? Pensate voi di riceverlo?
Il marchese non rispose che con un chinar del capo, e rivolto al cameriere ordinò s'introducesse il signor Benda.
— Lasciatemi: soggiunse alla moglie ed al figliuolo quando il domestico fu uscito. Conviene che io lo riceva da solo.
La marchesa incominciò qualche osservazione contro il partito di ricevere quel cotale; ma il marito la interruppe bruscamente:
— Gli è a me che spetta decidere ciò che si debba o non si debba fare: diss'egli con forza. Prego tutti a ricordarlo.
La marchesa e il figliuolo si partirono di là senza altro; un momento dopo il padre dell'oltraggiato si trovava in presenza del padre dell'oltraggiatore.
Giacomo Benda l'industriale era stato allevato in un'epoca in cui il rispetto alla nobiltà e la persuasione della naturale e legittima superiorità di essa erano sentimenti comuni alla borghesia, massime a quella così detta piccola, a cui apparteneva per nascita egli stesso, la quale appena erasi levata da poco, mercè il lavoro ed il risparmio, fuori del gran serbatoio della plebe. Di credersi uguale ad un titolato non gli era mai passato in mente, e per quanto fosse venuta aumentandosi la sua ricchezza, mai non aveva sognato che ciò lo raccostasse alla schiera de' Semidei per cui fin da giovinetto aveva visto serbate, e credeva giusto che fossero, le grandezze e le distinzioni sociali. Di prepotenze il suo carattere ardito, fermo e leale non era acconcio a sopportarne da nessuno; ma era ben lungi dal creder tali quei privilegi, che erano concessi alla nobiltà e ch'ella stessa si arrogava così risolutamente, per cui, in competenza con un plebeo, il nobile dovesse sempre passare innanzi. In fondo egli aveva l'animo d'un libero cittadino, ma nei tratti della vita aveva le abitudini d'un vassallo. In qualità di commerciante egli aveva dovuto e doveva essere a contatto con varia gente dei varii ceti ed aveva trovato nei clienti più nobili, in generale, più generosa facilità degli altri nell'accondiscendere ai prezzi, la qual cosa era fatta, com'è facile ad intendere, per accrescere in lui quella deferenza che già nutriva per la classe privilegiata. Di questa da lungo tempo aveva imparato a stimare fra i più degni di riverenza il marchese di Baldissero e in occasione ordinaria sarebbe stato coi più umili — non però servili — contrassegni di sommesso ossequio che il padre di Francesco si sarebbe presentato innanzi a lui. Ora però, a farnelo avanzare con più eretta fronte in cospetto del polente titolato, a dargli un contegno di più libera risoluzione, da cui non era tuttavia escluso il rispetto, concorrevano lo sdegno, il timore, la passione che gli avevano suscitato nell'animo l'arresto del figliuolo, la perquisizione fatta in casa sua, la notizia dell'oltraggio inflitto a Francesco dal marchesino e la susseguente sfida a duello.
Nel primo momento, dopo la partenza dell'agente di polizia, delle guardie e dei carabinieri che conducevano arrestato Giovanni Selva, la mente confusa non aveva saputo suggerire nissun partito da abbracciarsi per venire in soccorso di Francesco nè anche al padre di quest'esso. Quell'angustiata famiglia erasi raccomandata alla protezione del dottor Quercia che le era apparso in tale occasione rivestito d'una certa autorevolezza, e che aveva manifestato di potere sovvenirli; ed aveva per allora in codesto solo un barlume di speranza. Ma quando Virginia ebbe mandata pel valletto la sua lettera a Maria, e questa, per subita ispirazione, determinò rispondendole invocare la protezione di lei; fu tal fatto narrato dalla figliuola a Giacomo quasi una rivelazione di quello che gli tornava di fare: ricorrere cioè al marchese di Baldissero. Sor Giacomo non dubitava punto che l'arresto di suo figlio non fosse opera di questo illustre e potente personaggio; e che unica ragione avesse a darsene alla scena avvenuta la sera innanzi al ballo, la quale gli era poi stata raccontata. Al suo dolore si aggiunse quindi una indignazione più che legittima; e tutta la sua ordinaria reverenza per l'aristocrazia non impedì che trovasse quello un sopruso bello e buono da farne i più alti e calorosi richiami. Si decise recarsi dal marchese e farsene sentire; ma la moglie, a cui comunicò questo partito e che l'approvò molto ed anzi lo spinse ad effettuarlo sollecitamente, cominciò per ammorzare alquanto colle sue osservazioni e preghiere le fiamme dello sdegno nell'animo di Giacomo: «pensasse, diss'ella, che si trattava di riaver presto e salvo il figliuolo, e che tutto il resto era nulla, ch'egli aveva da parlare ad un potente il quale teneva in mano la sorte di Francesco; guai ad irritarlo! Sapeva bene come sono i grandi della terra, che la verità non la vogliono sentire e che si lascian vincere, più che da ogni altra cosa, dalla umiltà delle supplicazioni. Il recriminare, l'inveire sarebbe stato inutile a rimediare a ciò che era avvenuto, ed avrebbe invece compromesso il presente. Esser sempre vera la favola del vaso di terra e di quello di ferro; il primo aversi da guardar ben bene dall'urtar nel secondo, altrimenti ne andrebbe senza fallo in frantumi ad ogni volta.»
Giacomo trovò questi ammonimenti della moglie dettati dal buon senso e promise conformarsi ad essi.
— E oltre il resto, soggiunse la signora Teresa, ricordati di parlare anche di quell'orribile cosa che è la sfida..... Gesummaria! che nulla di simile abbia più ad aver luogo! Il marchese può impedirlo, e tu l'hai da pregare per le sante piaghe.....