— Sì, sì, sta tranquilla; rispose il marito. Gli parlerò anche di codesto, e non avremo più ragione veruna di stare in transito.

La moglie lo fece vestire cogli abiti da rispetto; e lo accompagnò fin sotto l'atrio, fino a che fu salito nella carrozza, seguitando a consigliarlo e sollecitarlo, quantunque egli non ne avesse bisogno il meno del mondo.

Quando adunque Giacomo venne introdotto in presenza del marchese, la sua anima, era occupata e turbata da parecchi sentimenti che si oppugnavano: la indignazione che, quanto più egli pensava al fatto successo, tanto più trovava giusto motivo di crescere; la persuasione della necessità in cui si trovava di non fare inalberare l'orgoglio del marchese, ma di commuoverlo; la soggezione naturale in lui, che si credeva in una condizione subalterna, di dover presentarsi, e come richiamante, innanzi ad uno dei primi personaggi dello Stato. Pur tuttavia, entrò, come dissi, con una certa risolutezza nel gabinetto, predominandolo in quel punto la coscienza dell'aver ragione e il risentimento del torto sofferto; ma nel trovarsi in cospetto a quella imponente figura d'uomo, avvezzo a vedersi dinanzi umili cervici, il quale dritto presso il camino, rispondeva con un lieve cenno di capo protettore e cortesemente incoraggiante agli inchini di lui, Giacomo sentì pigliare il sopravvento tutta la sua primitiva soggezione.

— Signor marchese, cominciò egli con voce che non era affatto sicura e rivelava la profonda emozione. Eccellenza..... io vengo..... mi perdoni se vengo a disturbarla..... Ella mi vede tutto commosso..... E ne capirà la ragione, e indovinerà fors'anche il motivo della mia venuta, quando le avrò detto ch'io sono il padre di quel giovane che ieri sera con suo figlio..... di quel povero giovane che fu arrestato questa mattina.

Il marchese fece un nuovo cenno pieno di cortesia e rispose con voce affatto benigna:

— Lo so; come conosco gli avvenimenti che pur troppo successero.

Giacomo, incoraggiato da quell'accento come dall'espressione di fisionomia del marchese, fece vivamente un passo verso di lui.

— Ah signor marchese, che le dirò io adunque di più?... Ella è padre... Ella deve conoscere le angustie di un cuore di padre... Io non ho che quello di maschi... Ah per carità mi salvi, mi renda mio figlio!

E siccome in quell'istante la sua commozione fu tale che superò ogni altro riguardo, il povero padre strinse le mani in atto supplichevole, e due lagrime gli vennero agli occhi.

Quelle poche parole, quell'atto, quelle lagrime fecero sull'animo generoso del marchese maggior effetto di qualunque più eloquente discorso. Chiunque poteva scorgere a prima veduta che quell'uomo d'aspetto robusto e di forme piene di forza, non doveva avere molta facilità a quell'espressione di debolezza che è il pianto, come la sua voce rude non aveva pratica all'accento della supplicazione; ed ora sentire quest'ultimo su quelle labbra inavvezze, vedere le lagrime colare su quel volto abbronzato d'uomo che ha praticato fin da giovane colla fatica, che ha combattuta e vinta la fortuna, era la prova più spiccata e solenne del profondo dolore, dell'ineffabile passione che lo opprimeva.