— Questo mezzo, disse allora Romualdo, è certo quello di cui Ella ha già tenuto discorso a Mario: procedere verso l'indipendenza d'accordo coi Principi, ottenendo da loro medesimi a spizzichi la libertà.
Azeglio fece un cenno affermativo.
— Gli è quello, rispose, e primo fra i Principi in questa strada spero si possa ottenere Carlo Alberto.
— Ma chi si fida di lui? Chi può credere in esso?
— Vi domanderò di credere non alle sue parole, ma alle sue opere..... Senta, signor Romualdo: nell'abboccamento ch'io avrò col Re, il primo argomento del mio discorso non sarà quello dell'arresto de' suoi amici; gli parlerò delle condizioni, dei bisogni, dei desiderii d'Italia, delle speranze e delle aspirazioni di quel gran complesso di spiriti liberali che si viene formando per tutta la penisola, il quale non è più una congiura che si nasconda, non è più una setta, nè manco un partito, ma può dirsi ed è la opinione pubblica, che dalla sua universalità, dalla più chiaramente acquistata coscienza dei suoi diritti, viene prendendo il coraggio di manifestarsi all'aperta luce del giorno. Gli è di questo coraggio che abbiamo bisogno in Italia, più che di quello di cimentare la libertà ed anco la vita in cospirazioni segrete, cui forse la pura ed assoluta morale non approva nemmeno; gli è questa massa di tranquilli patrioti palesi che dobbiamo adoperarci ad accrescere con una legale ed onesta propaganda negli scritti, nei discorsi, in ogni attinenza nostra; perchè accrescendo questa massa aumenteremo sempre più la forza che ha da spingere sulla strada del patriotismo i Principi colle loro forze già belle e ordinate, senza bisogno di convulsioni, di guerra civile e di danni di nessuna specie. Parlerò adunque di codesto al Re, e lo metterò, come si suol dire, fra l'uscio e il muro, per non uscire di là, altrimenti che con una parola definitiva. Se questa sarà qual'io la desidero, e la spero, allora ogni opera di congiura sarà non che inutile, dannosa; e credo abbastanza nel vostro patriotismo per essere certo non la vorrete proseguire; allora non esiterò a chiedere a Carlo Alberto di rimandar liberi que' giovani che domani avrà di certo suoi soldati nella lotta dell'indipendenza. Se invece dalle risposte del Re non avrò la certezza della sua compiuta adesione al nuovo programma nazionale che io gli esporrò in tutti i suoi particolari, allora taccio affatto de' suoi amici e lascierò le cose alla salvaguardia della Provvidenza. Questo proposito le va?
— Compiutamente: rispose Romualdo con accento in cui erano riconoscenza insieme ed ammirativa adesione. Guardi, signor marchese.....
Azeglio lo interruppe sorridendo:
— Ah! lasci stare il marchese, la prego. I miei buoni amici, i popolani di Roma, mi chiamavano sor Massimo; è il modo con cui mi piace di meglio sentirmi a chiamare.
Romualdo s'inchinò.
— Quando Ella ci dica: sul mio onore potete fidarvi di Carlo Alberto, noi ci fideremo.