— Buon giorno, Nariccia: disse Gian-Luigi, abbassando la falda del mantello onde si copriva la parte inferiore del volto: sono io.

— Ah ah! siete voi, dottore: esclamò Nariccia. Gli è di me che cercate?

— Appunto. Ho bisogno di parlarvi.

— Io vi lascio colla buona ventura; disse colla voce melliflua che gli era abituale il gesuita; e Dio vi tenga nella sua santa grazia.

Amen: rispose tutto compunto l'usuraio torcendo il collo: mi raccomando alle sue preghiere, reverendo.

Padre Bonaventura fece un movimento colla mano che tramezzava fra un segno d'addio ed un atto di benedizione sacerdotale, e s'avviò senz'altro giù della scala.

— Venite avanti, dottore: disse allora Nariccia a Quercia, levandosi di mezzo ai battenti per lasciarlo passare, ma rimanendo lì presso l'uscio colla mano sulla serratura per esser egli a chiudere l'imposta quando l'altro fosse entrato. È forse cosa di premura quella che mi avete da dire?

— Sì, piuttosto: rispose Gian-Luigi penetrato nello scuro andito che conduceva alle diverse stanze del quartiere.

— Allora, soggiunse Nariccia, il quale chiudeva intanto la serratura colla chiave a doppia mandata, e faceva scorrere un paletto dall'una all'altra imposta dell'uscio; allora vi darò udienza subito.

— Mi farete piacere.