In quella, Nariccia che aveva finito di serrare, si voltò verso l'interno dell'appartamento; ma in quel moto fatto un po' in fretta, sembrò che un capogiro lo prendesse; gli occhi gli si appannarono, le gambe parvero mancargli sotto, le guancie gli si arrossarono e poi impallidirono subitamente, ed egli si tenne al muro del corridoio quasi temendo cadere.
— Che cosa avete? Gli domandò Quercia che vide codesto.
L'usuraio si era già compiutamente rimesso.
— Nulla, nulla, rispose. Gli è da qualche giorno che mi piglian così delle vampe al capo, e mi sento come a girare il cervello.
— Uhm! disse Quercia esaminandolo, alla vostra età, colla vostra complessione, codeste non son cose da non farci attenzione. Sono venuto a trovarvi come avventore; ma credo che fareste assai bene ad accettarmi anche come medico.....
Nariccia ebbe di subito paura che Gian-Luigi colle sue cure da medico intendesse ripagato di poi quel servizio che veniva a domandargli; e siccome ciò non gli piaceva niente affatto, fu lesto a rispondere:
— Vi dico che non è nulla e ch'io non ho bisogno di nessun medico.
— Tanto meglio!
Quercia era giunto all'uscio che metteva nello studiolo dell'usuraio, ed alzò la mano alla gruccia della serratura per aprirlo.
— No lì: disse sollecitamente Nariccia, trattenendolo. Costì c'è un altro che è venuto testè per parlarmi eziandio, ed è affatto inutile che vi vediate reciprocamente.