«Ma perchè, potrebbe dirsi, questo lento e travaglioso trascinarsi verso il meglio? Dio, poichè si afferma la sua esistenza, non avrebbe potuto e dovuto far addirittura la creazione perfetta, e così rendere impossibile sempre ogni negazione di bene?
«Ma come volete voi, intelligenze limitatissime, poste appena sul limitare del tempio della verità e della luce, conoscere e giudicare le ragioni dell'intelligenza infinita che è luce e verità assoluta? Anco la luce fisica che vi abbellisce il mondo corporeo avrebbe potuto esser creata di guisa che tutto e sempre ne fosse inondato senza ripari lo spazio; e l'armonia delle cose avrebbe dovuto esser diversa. La creazione diversamente atteggiata avrebbe risposto ad un diverso concetto; ma quello che è nella mente di Dio non può essere che il concetto migliore.
«L'universo non doveva essere pari con Dio; la perfezione nelle intelligenze create, era un fare degli esemplari dell'intelligenza infinita e del bene assoluto: era un assurdo anche per la vostra logica. Lo spirito creatore, essenzialmente ed assolutamente libero, creò spiriti in una relativa libertà contingente, da cui potesse nascere la rispettiva imputabilità, ed aver luogo il rispettivo travaglio provvidenzialmente volontario del proprio immegliamento.
«Gli spiriti innumeri che animano la creazione tutta nell'universo infinito, e che si manifestano col fenomeno della vita prima inconsciente, poi conscia; gli spiriti tutti furono creati semplici colla virtù di svolgere le proprie facoltà apprensive traverso le varie esistenze e colla forza di volontà di determinarsi, forza adattata alle diverse circostanze delle loro condizioni successive. Essi possono così volgersi al bene come da questo astenersi — il che costituisce relativamente il male, e questo graduato secondo la minore o maggiore astensione dal bene. — L'ampiezza, la misura, il carattere di questo bene possibile allo spirito sono diversi, secondo le varie esistenze dello spirito medesimo, diverse fra di loro eziandio per le capacità maggiori, che nelle successive sue evoluzioni, esso viene acquistando. Se quest'individualità di essere volente che chiamiamo spirito od anima, ha nella sua transitoria esistenza conseguito una maggior parte di quel miglioramento che era la relativa perfezione in quel periodo di vita assegnatagli, e' si presenterà alla soglia del periodo successivo — un gradino più elevato nell'infinita scala che ha da percorrere — meglio dotato di qualità, più capace ancora di progresso e di bene: se invece le sue opere furono da quel suo bene possibile più o meno lontane, esso si troverà di tanto meno progredito di quanto fu maggiore o minore in lui la negazione del bene....»
Giovanni Selva, che ascoltava con maggior attenzione e longanimità di quanto si sarebbe potuto aspettare dalla sua spigliata ed impaziente natura, interruppe a questo punto:
— Ma questa è nè più nè meno che la teoria di Dante di cui mi piace, se mi concedi, ripeter qui i versi.
— Dilli pure: soggiunse Maurilio. So a quali vuoi alludere, ma non dispiacerà anche a me il riudirli.
— Eccoli qua:
Voi che vivete, ogni cagion recate
Pur suso al Ciel, così, come se tutto