«E fu a questo mio spirito già scosso entro la mia carne, che venne a favellare il vero lo spirito etereo delle mie visioni.

«Poichè mi ebbe detto il nome della donna all'anima della quale era irrevocabilmente consecrata oramai l'anima mia, la soave apparizione mi guardò un istante immobile, in silenzio, ma con dolcissimo lampeggiar di tenerezza non dagli occhi soltanto, ma da tutta quella vaporosa forma di contorni vaghi e sfumati: quindi non alle mie orecchie, ma proprio sotto il mio cranio, direttamente al mio cervello, non per ondulazioni sonore, ma per immediata comunicazione d'idee, udii suonare con ben altra efficacia, con ben altra eloquenza ch'io non sappia tradurre in parole la sostanza dei concetti seguenti.

«— Tu sei poeta: il pensiero sotto l'impulso dell'affetto si traduce in te facilmente coll'armonia del verso; ma la forma in te, bada che non pigli sopravvento sull'idea e non sciupi in lavoro di espressione la forza che, concentrata, darebbe potenza e virtù al pensiero. Poeta è lo spirito di tanto progredito nella evoluzione della sua esistenza immortale, che può cogliere nei campi dell'eterno vero più chiare apprensioni dell'assoluto, e queste tradurre in opere ed in linguaggio umano a beneficio dell'umanità. Il tempo in cui all'orecchio dell'uomo suonava più gradito e riusciva più fruttuoso il concento melodico dei versi è passato. La fantasia lascia parlare oggidì la ragione; la poesia — l'apprensione del vero — si deve fare oramai colla scienza. Lascia gl'inni, i cantici d'amore, le odi: agisci e parla come uomo che ha uno scopo, che lo vede, e che vuol camminare determinatamente verso di esso, traverso tutti gli ostacoli e i labirinti della via. Quale lo scopo? Migliorar sè e concorrere al miglioramento della famiglia umana a cui la vita terrena t'imbranca: scoprire colla tensione dello spirito, collo sforzo della volontà, collo studio tuo particolare, che si connette e si addenta, come ruota piccolissima in una gran macchina, collo studio della umanità che fu e che è, e di quella eziandio che sarà, complesso meraviglioso di tanti minuti sforzi individuali che forma il progresso del mondo umano; scoprire una maggior parte di vero, e questa diffondere e comunicare ed applicare, se possibile, a vantaggio di tutti.

«Tu ami. — Che cosa t'impone quest'amore? — Farti degno di lei. — Potrai tu giungere sino ad essa in questa corta evoluzione di esistenza che ha luogo sulla terra? — Forse no. — Che importa? — Bisogna lavorare per avvicinarvisi almanco. Non è sospirando inutili versi amorosi che tu riuscirai a spingerti verso di lei nè socialmente, nè moralmente, nè intellettualmente. Consulta l'intima voce del tuo cuore, ed odi ciò ch'essa ti dice. Excelsior! Più su! Più su! nell'immensa catena degli esseri.

«Come per pareggiarne la condizione umana ti conviene salire dagli infimi gradi della scala sociale; così per avvicinarsi alla sublimità angelica di una anima, è forza appurare ed affinare la propria. Il tuo ingegno ti rivela parte dei bisogni dell'umanità presente, la tua esperienza te ne mostra le miserie: applica quella potenza di pensiero cui già raggiunse il tuo spirito ai fruttuosi travagli della scienza sociale, aumenta in te i tesori d'una dottrina il cui complesso e risultamento sia la conoscenza delle leggi che applicate possono migliorare lo stato interno e quello esterno dell'uomo, la morale e la economia pubblica, e quando tu così sarai in possesso d'un barlume di più della verità, fallo splendere agli occhi degli uomini intorno a te. Meriterai di questa guisa innalzarti nella gerarchia sociale: potrai provare che nell'umile corteccia di rovere si trova la verga d'oro; e s'anco l'ingiustizia umana ti lascia cadere e passare ignorato nel mondo, sarà, al chiudersi di quest'episodio terreno della sua esistenza immortale, migliorato il tuo spirito: il tuo spirito, a cui, ora, esso stesso, da false apparenze traviato, ha l'audace stoltezza di non credere!

«Drizza a ciò ch'io ti comunico tutta la tua attenzione: continuava in quella stessa maniera ma con più autorità ancora a susurrarmi entro il cervello la fantastica forma muliebre. Per me è lo spirito di verità e di carità che ti parla. Questo non è senno mio, non è scienza mia, è un raggio del sole dell'intelletto che da me, per divina provvidenza, viene riflesso nell'anima tua. Alle illazioni della tua falsa scienza, alle temerarie conclusioni di un'osservazione parziale che non abbraccia più di un lato meschino della verità, odi ciò che risponde quella cognizion delle cose che, innalzatasi su poggio più elevato, corre col suo sguardo una maggiore estensione di vero.

«Tu ti affanni e bestemmi nell'argomentare intorno alla quistione del male. Or sappi che il senso assoluto che si dà a questi due termini bene e male, secondo il dogma dell'antichità, non è esatto. Queste due parole, come tutte quelle che esprimono l'esistenza e i suoi modi, non hanno significazione immutabile nel regno del relativo che è la terra, e pigliano un senso nuovo ad ogni volta che l'umanità concepisce una nuova dottrina generale. In faccia alla verità assoluta non esiste che il bene; il male si risolve in nient'altro che in una negazione maggiore o minore del bene, la totale assenza di questo sarebbe il male assoluto; e questa totale assenza nel mondo è impossibile. Il male quindi non è cosa reale ed esistente per sè, è una cosa negativa, è una privazione, e va cessando a seconda che nel suo cammino fatale — o per dir meglio provvidenziale — l'umanità, come tutta la creazione, si viene raccostando sempre più al bene assoluto. Ciò dà essenzialmente, necessariamente il suo carattere di relatività al male. Nessuna potenza rivale di Dio l'ha creato. Si crea da sè temporariamente, per mancanza di bene. La legge dell'esistenza è il meglio[10], val quanto dire l'indefinito, continuato, progressivo perfezionamento. Il male ed il bene da noi percepiti non sono che due aspetti che ci presentano le cose: considerate sotto il rispetto della morale pel bene e male morale; considerate sotto quello del danno e dell'utile pel bene e male fisico; considerate sotto quello dell'ignoranza o della conoscenza pel bene o male intellettuale.

«Il bene d'oggi sarà male domani, perchè domani l'umanità sarà migliore: il bene di ieri è già male al giorno d'oggi; ma mentre il bene diventa male, mai quello che l'umanità ha già giudicato male non ridiventa bene. Adunque il male assoluto, che sarebbe la negazione dell'essere, non esiste; esiste il male relativamente ma di meno in meno, tendendo gradatamente a scomparire: e questo è il progresso, la ragione suprema dell'evoluzione universale. Bene e male sono luce e tenebre. Quello che esiste è la luce; l'ombra non è cosa che esista, è la privazione della luce.

«La legge di camminare verso il meglio è una legge che regola tutta la creazione: all'uomo essa costituisce la sua legge morale. Guarda soltanto la tua meschinissima terra, che è un punto meno che impercettibile nell'infinito numero dei mondi nello infinito spazio: l'evoluzione cosmica nelle fasi della sua esistenza è un incessante travaglio di progressione verso il successivo miglioramento. La geologia ti parla di questi immensi scambiamenti di forme e di condizioni, in cui ti pare la natura siasi provata in vari saggi a raggiungere i tipi della creazione attuale. Non erano tentativi, non erano abbozzi; erano tipi compiuti e i più perfetti possibili nelle condizioni d'esistenza di quei periodi; a voi viventi nell'epoca attuale una maggior perfezione relativa conseguita fa sembrar quelli poco meno che aborti, come fra migliaia di secoli le creature più perfette che abiteranno il vostro globo, troveranno voi imperfettissimi accenni delle loro forme, delle loro facoltà, della loro intelligenza. Del progressivo sviluppo delle facoltà umane ti parlano con linguaggio irrepugnabile l'archeologia, la storia, la legislazione.

«La stessa forza di progressione che ha plasmato e plasma successivamente in tipi sempre più perfetti le forme degli esseri sulla crosta della tua terra, ha dunque regolato il nuovo conquisto d'idee e del successivo più ampio lume di verità nel mondo intellettivo e morale del genere umano. Ma questa è ella una forza, cieca, senza ragione, inerente fatalmente alla materia medesima? No. Questa è la forza dello spirito della vita; questa è la manifestazione mediata nella materia della volontà creativa.