Salvo che mossa da lieto fattore,
Volentier torna a ciò che la trastulla.
Di picciol bene in pria sente sapore;
Quivi s'inganna, e dietro ad esso corre,
Se guida o fren non torce suo amore[11].
— Sì: riprese a dire Maurilio: Dante colla potenza del suo genio ha travisto la verità. Ma quella libera scelta ch'egli sembra rinserrare nella cerchia della vita umana dello spirito ha da aver luogo in tutte le sue vite, anche in quelle che si passano prima che arrivi al grado pur tuttavia sì infimo dell'umanità nel nostro pianeta.
— Tu dunque, interrogò Giovanni, ammetti per la nostra anima delle esistenze anteriori alla presente come di quelle posteriori?...
— All'infinito, proruppe con impeto Maurilio; all'infinito e le une e le altre. Me lo disse il mio benigno spirito. Da qualunque parte si volga, qualunque cosa consideri l'uomo, si trova in mezzo a due infiniti, o per dir meglio, egli, nella sua vita contingente e temporaria è sempre avvolto, compreso, perduto nell'infinito. Quando incominciarono ad esistere gli spiriti intelligenti e volenti? Vi fu ella prima una materia senza intelligenze che la guidassero e se ne servissero? La forza necessariamente coesistente alla materia non fu ella sempre l'attributo di un volere che capisce? Il mondo e le intelligenze speciali che gli danno ragione di essere, e l'intelligenza assoluta e prima non coesistettero ab eterno? Ma l'infinito mondo spirituale non ha mandato e non manda che a fiotti su su nella via ascendente del progresso verso l'assoluto forse da non arrivarsi mai, il suo popolo di anime immortali che iniziano la loro carriera dagli ultimi gradi della vitalità nei varii globi dello spazio interminato. L'immensa folla si intorpidisce in quelle dense aure della materialità più crassa e non comincia ad affinarsi che dopo un lungo periodo di tempo, e s'affina così lentamente che lunghe sono le sue stazioni nei mondi e nei gradi inferiori: noi viventi su questo pugno di terra all'epoca presente con tante deficienze tuttavia, siamo spiriti attardatici dall'eternità nel cammino delle esistenze e non pervenuti ancora che a questo misero e debol grado di miglioramento dell'umanità terrestre.
Poichè Maurilio qui si tacque un momento, il suo ascoltatore ne prese occasione per dire:
— Tutto questo è poetico in sommo grado, e non nego che ha del grandioso ed alcun che di logico, onde rimane colpita la mia ragione; ma vi è una quistione precedente ed affatto pregiudiciale, e si è quella dell'esistenza dell'anima immortale. I Francesi sogliono dire che per fare un civet de lièvre, conviene prima di tutto avere questo povero diavolo di lepre. Per far passare quest'anima traverso le esistenze come uno scolaro per varii anni del corso universitario, affine di arrivare alla laurea della perfezione, bisognerebbe anzi tutto mettere in sodo che quest'anima esiste. Non è già ch'io voglia sostenerne la non esistenza, ma poichè tu dagli argomenti dei materialisti t'eri lasciato sedurre a credere quell'esistenza una ipotesi non giustificata, bramerei un po' sapere se il tuo spirito ha combattuti quegli argomenti, e come ha fatto per di nuovo radicarti nella credenza contraria.