— Sì, lo spirito combattè il mio errore, e ti dirò in breve le sue ragioni.
«Primo torto dei materialisti è quello di voler applicare le scienze positive, l'astronomia, la chimica, la fisica, la fisiologia a risolvere dei problemi che non sono di loro competenza, e per cui quindi esse non hanno mezzi acconci e sufficienti. La scienza non si occupa immediatamente del problema di Dio e dell'anima; pur tuttavia, considerata senza sistematico preconcetto, quando a tali problemi si vogliano applicare le conoscenze scientifiche attuali, lungi dal favorire la negazione, esse affermano al contrario l'intelligenza e la sapienza delle leggi che regolano la natura e l'esistenza nell'uomo eziandio di qualche cosa che è estraneo e superiore alla materia.
«La scienza certamente ha distrutto l'idea meschina ed affatto umana che di Dio s'era fatta l'antichità. In ogni epoca l'uomo concepisce siffatta idea in armonia col grado di sviluppo del suo sapere e della sua intelligenza. Al Dio vendicativo, appassionato, antropomorfo dei dogmi dell'antichità, il genere umano più illuminato ha da sostituire e viene sostituendo una concezione di Dio che più s'accosta a quell'assoluto cui pure mente umana non potrà mai comprendere; ma l'affermazione dell'intelligenza suprema dirigente si snebbierà sempre più luminosamente, mercè la scienza più vasta, innanzi agli uomini fatti più dotti.
«I materialisti, ridotte al sommo tutte le loro argomentazioni, fondano il proprio sistema su questa affermazione: che le forze onde viene diretto l'universo, non lo dirigono punto, che queste forze non sono le guidatrici della materia, ma ne sono anzi le schiave, e che gli è la materia inerte, cieca, sprovvista d'intelligenza che per forza propria, presa non si sa d'onde, si dirige mercè delle leggi di cui ella è incapace ad ogni modo di apprezzare l'essenza e l'efficacia.
«Questa temeraria affermazione rincalzano essi con ragionamenti che si possono ridurre alla seguente formola: «La forza è una proprietà della materia; ora una proprietà della materia non può essere considerata come superiore, creatrice ed ordinatrice della materia medesima; dunque l'idea di qualche cosa di estraneo alla materia è un concetto assurdo.» Ma essi pongono per prima cosa, come aforisma, ciò appunto di cui è da discutersi, che la forza sia una proprietà della materia: chiamati su questo terreno a provare tale loro asserto, essi non hanno che questo ragionamento: «S'incontrano sempre insieme la forza e la materia: dunque la prima è una qualità della seconda.»
«Ma tutto nell'universo dimostra che la materia è soggetta alla forza. Invano i materialisti si sforzano con delle false deduzioni da false esperienze a provare il contrario. Guardate il mondo inorganico. Tutto in esso è regolato dalla legge. Numerus regit mundum. Questa legge si traduce, si rappresenta allo spirito umano colle cifre d'un numero. Tutto è armonia, e l'armonia è composizione di numeri: il suono, il colore, la forma medesima appartengono al numero, perchè ogni figura è determinata dalla cifra. L'ordine numerico regna dappertutto. Il fatto meno significante in apparenza è il risultamento di certe leggi tanto quanto l'avvenimento di maggiore importanza. Di che cosa è capace la materia sola? Che diverrà un atomo d'ossigeno o di carbonio se voi lo immaginate all'infuori d'ogni legge? Supponiamo un istante che questa legge del numero non esiste, noi avremo distrutte tutte le armonie dell'universo. Ora, la facoltà matematica può essa appartenere alla materia? No, poichè gli è la legge che presiede alle combinazioni della materia medesima, che quindi è ad essa superiore e la governa. L'esperimentazione vi dice che il suono, la luce, il magnetismo non sono materia, ma diversi modi di movimento. Ora chi ha ordinato questo modo pel suono e quest'altro per la luce? Chi regola quelle forze? Evidentemente sono quelle forze medesime, od una forza superiore che tutte le abbraccia. La materia non è in tutti questi movimenti che il soggetto passivo.
«Questo pel mondo inorganico; ma se noi passiamo al mondo organico la evidenza d'una forza estranea e superiore alla materia ci si fa più e più sempre luminosa. Dal primo istante in cui si manifesta la vita nei più bassi ordini della medesima, sia vegetale che animale, noi ci troviamo tosto a fronte una forza o legge direttrice che sceglie per ciascuna individualità esistente nel gran serbatoio della natura quegli elementi che sono necessari e li coordina nel modo che occorre per formare e mantenere il tipo della specie a cui quell'individualità appartiene. A chi non appare questa forza organica particolare anche nel regno vegetale, che si potrebbe chiamare lo spirito delle piante, per cui si manifesta un essere virtuale che fa obbedire alla sua esplicazione la materia di cui si giova? Il fatto della scelta degli elementi costitutivi del proprio tipo è un fatto intelligente; ma la materia per sè può dirsi intelligente e capace di scegliere? Essa è puramente passiva, dotata di certe proprietà che la rendono suscettiva di obbedire alle leggi; conviene che queste intervengano per regolarla, ordinarla, informarla. Come potrebbe essa la materia avere un disegno e tendere ad uno scopo? Come, senza intelligenza, produrre degli esseri intelligenti? E come, se si nega lo scopo nelle parti e nel tutto dell'universo, questa materia pur tuttavia agirebbe con risultamenti d'una innegabile utilità finale?
«Dal mondo vegetale passando a quello animale l'evidenza della forza intima che informa gli esseri e ne crea l'individualità, si fa sempre maggiore. È apparso un fatto capitale: la presenza del sistema nervoso che produce e forse direbbesi più giusto perfeziona ed estrinseca la sensibilità (poichè io non vorrei negare che nessuna sensibilità affatto appartenga all'essere pianta) e si fa mezzo e stromento dell'intelligenza. Dallo stato rudimental in cui si trova nei zoofiti sino al suo più compiuto sviluppo nella specie umana, il sistema nervoso è il segno dell'animalità e presiede a dei fenomeni immateriali. L'essere, salendo su per la scala dell'organismo dal vegetale all'animale, acquista via via coscienza di sè, la sensazione, poi la riflessione delle sensazioni, l'intelligenza. Ad ogni grado del suo stato, quella forza intima che è in lui e che lo costituisce si forma intorno colla materia che lo circonda, quegli organi che gli sono adatti e che rispondono alla sua presente condizione virtuale. Gli elementi sono sempre i medesimi, pescati da tutti nel medesimo serbatoio; ma come si farebbe che questa molecola di ferro, che ora fa parte d'un uomo, appartenne ieri ad un altro animale, ad un vegetale, era poc'anzi nel suolo della terra, e tornerà nel suo giro infinito a passare da questi a quelli? Perchè questi medesimi atomi costituiscono ora un corpo, ora un altro, vestono ora una forma, ora un'altra? La materia è sempre la medesima: e s'ella fosse tutt'insieme materia e forza, e se la forza è unica, come può avvenire che produca fenomeni così distinti? La forma degli esseri organici dipende adunque dallo spirito che sta in essi e che si riveste a seconda di materiali elementi. Tutti sono costituiti delle medesime molecole, e non una di essa appartiene in proprio all'individuo che temporaneamente la possiede, ma con vicenda incessante passano tutte dagli uni agli altri. Quando l'essere vivente muore, che cosa succede? Nulla è distrutto, nulla cambiato nella materia; essa è imperitura; non è che la forma la quale si disfaccia: è cessata quella forza intima che disponeva gli elementi materiali in quella certa guisa e li obbligava a regolarsi secondo leggi speciali che son quelle della vita, e con una fenomenìa alquanto diversa secondo la diversità della specie di quell'essere organico: gli atomi tornano esclusivamente sotto la direzione generale delle altre leggi universali della natura. Lo spirito che è stato quello che ha plasmato quella forma, si è ritirato da essa e la lascia cadere e disfarsi.
«Nel corpo umano in un dato tempo non si ha più una sola molecola di quelle che v'erano dapprima[12]; eppure chi oserebbe dire che l'uomo è cambiato? Chi non sa che la medesima volontà, che la medesima intelligenza continuano? Chi non conosce il fenomeno della memoria, il quale se fosse cosa inerente alla materia, questa per intiero scambiandosi, dovrebbe con essa dileguarsi?
«Ma quest'essere che nell'uomo acquista la più spiccata personalità sulla terra mediante la più libera facoltà di volere, la più ampia facoltà di comprendere; quest'essere onde viene, qual'è il suo fine passando traverso questa vita, a qual destino è chiamato quando si sciolga dal presente involucro di carne e lasci disfarsi quella forma che la sua forza intima gli ha radunato dintorno?