— Insomma, diss'egli, tu vuoi condurmi all'osteria per mangiarmi tu questi denari?

Marcaccio protestò colla faccia più indignata che seppe fare.

— Io mangiarti i denari?!..... Se fosse un altro che m'avesse detto di simili parole, che sì che gli farei assaggiare un po' di questi argomenti.

E mostrava il suo pugno grosso, nodoso, duro come una mazza di ferro.

— Ma te ti perdono; perchè ti voglio bene, e perchè da un po' di tempo hai debole il cervello...

— Io ho debole il cervello?

— Sicuro! Coi tuoi scrupoli, coi tuoi timori, colle tue peritanze, tu m'hai l'aria non più d'un uomo, ma di un bambino o di una femminetta. Veniamo a noi, e dà un po' retta. Chi è che da settimane parecchie ti conduce all'osteria e ti fa le spese?

— Tu, non lo nego.

— Manco male!

— Ma prima, quando io aveva ancora dei denari in riserva, quando ne guadagnavo tuttavia col mio lavoro, eri tu che vivevi alle mie spalle, e che colle carte in mano trovavi sempre modo di farmi pulite le scarselle.