— Oh! i ricchi, io li odio tutti: esclamava con feroce esplosione Marcaccio. Sono tutti birboni. Tutti quelli che stanno al di sopra di noi vorrei vederli gettati nel fango al di sotto ancora dei nostri piedi....
— Avete ragione: diceva il vecchio ebreo, i cui occhi lucevano d'una fiamma d'odio pari a quella che accresceva il bagliore dell'ebbrezza nello sguardo sanguinario di Marcaccio.
Ma il prudente Pelone credette opportuno di mettere un po' d'acqua su quelle fiamme.
— Ssst! Diss'egli. Queste cose non si devono blaterare.... e sopratutto così forte! Se qualcheduno vi udisse!...
— Eh! qui non vi è nessuno di troppo, mi pare.
Andrea protestò a sua volta.
— Non è vero che tutti i ricchi sieno birboni... Il marchese di Baldissero e la sua nipote sono fior di persone caritatevoli. Ella stessa, la marchesina, è venuta questa mane da noi a recarci soccorsi... Ed anco la famiglia Benda... non dico di lui, del principale... Egli è sempre stato un galantuomo, non lo nego, ma a non volermi più ammettere nei suoi laboratorii me ne ha fatto una grossa... lui, ve l'abbandono, via... ciò non toglie che sua moglie e sua figlia sieno brave persone con tanto di cuore... Insomma fra gli uni e gli altri, me quest'oggi hanno rifornito di denaro così bene che potrò pagare l'affitto e vivere un po' di tempo. Intanto il lavoro verrà...
— Illusioni, illusioni! esclamò Marcaccio. Il lavoro ti ho già detto che non lo troverai; finito quel poco di denaro sarai alla disperazione come prima, e credi tu che vi saranno sempre i generosi che te ne vogliano dare dell'altro per la tua bella cera?
— Gli è ben meglio procurarcelo da noi con una piccola opera: disse Macobaro con voce tanto bassa che pareva un susurro: l'opera, per esempio, di fare un paio di chiavi sull'impronta della cera.
Andrea guardò il vecchio con occhi stralunati.