— Va bene... Ei l'ha voluto!... Ora lasciatemi correre da mia moglie e dai figli miei.

— Un generoso signore che io conosco — disse Graffigna — ha fatto ricoverar la donna all'ospedale e i bambini all'asilo.... Marcaccio, tu accompagna il nostro buon Andrea, e quando avrà visto moglie e figli, conducilo ove tu sai per la bottega di Baciccia. Io sarò là ad aspettarvi.

Andrea, penetrato nell'ospedale, trovò la moglie in preda al delirio, la quale perciò non potè riconoscerlo; trovò i bambini sbalorditi, spaurati, piangenti. Quando raggiunse Marcaccio, che lo attendeva fuor della porta dell'asilo, la fisionomia di Andrea era più cupa che mai; la fiera risoluzione nell'animo suo era irrevocabile.

Quella stessa sera la cocca possedeva un addetto di più ed aveva in suo potere le chiavi che aprivano la porta d'ingresso e gli usci interni del quartiere di Nariccia.

Fine della 2ª Parte

NOTE:

[1]. Vedi I Derelitti, capitolo VII.

[2]. Vedi la prima parte, capitolo IX.

[3]. Di questo ferravecchi ebreo, del quale alcuni dei miei lettori meno giovani ricorderanno forse la figura originale e la tragica fine, il vero nome era Jacob Aron; ma il popolo torinese, per somiglianza di suono, usava scherzevolmente chiamarlo Macobaro, che nel dialetto piemontese significa quell'insetto coleottero lungicorne che manda odor di rosa. Nen-da-vend (niente da vendere) è il grido usato dai ferravecchi ebrei; e il popolo ne ha fatto il nome di que' mestieranti.

[4]. Nella descrizione di codesti luoghi non sarò molto preciso per evitare che si attribuisca a questa od a quella casa il teatro delle scene che sto per narrare: — vere pur troppo in gran parte.