— Ah! siete voi pur finalmente!

Barnaba sorse in piedi di scatto, e volgendosi si trovò in faccia al sig. commissario Tofi.

Un uomo alto e magro, di ossatura grossa e di membra asciutte: una faccia lunga colla mascella inferiore larga e molto sviluppata; una bocca enorme ed un naso monumentale; una fronte quadra colle ossa sopraccigliari proeminentissime e le occhiaie infossate; un colorito ulivigno e i capelli neri brizzolati; non un pelo di barba sulla faccia rasa accuratamente; un'espressione burbera e maligna; un alto e duro cravattino sotto il mento, un lungo soprabitone abbottonato sino al collo, con due grosse tasche ai due lati in sulle anche, un cappello basso a larga tesa in testa: tale era il temuto e temibile commissario, signor Tofi.

Barnaba lo salutò con umile deferenza, e l'altro, coll'accento più severo di rampogna che possa usare un superiore verso un subordinato in fallo:

— Gli è bene una fortuna, disse, che abbiate ancora avuta la degnazione di venire: di tutta stassera non ci è stato verso di vedervi.

— Signor Commissario: rispose Barnaba: non ho mica impiegato tutto questo tempo a divertirmi; e credo aver giovato anzi non poco al servizio. Vengo apportatore di informazioni che ritengo assai preziose.

Il signor Tofi lo guardò un poco entro gli occhi con quell'espressione feroce e minacciosa che gli era ordinaria.

— Sì? Diss'egli poi col medesimo tono ruvido e rimbrottoso. Udremo queste meravigliose informazioni, e vedremo se il loro valore è da farvi scusare del vostro ritardo. Intanto comincierete per istamparvi bene in mente le istruzioni e gli ordini che vi ho da dare. Venite nel mio gabinetto.

Camminò con passo militare verso l'uscio cui ho detto irto di chiovi di ferro; trasse di tasca una grossa chiave che introdusse nella toppa, ed aprì. Entrò esso primo ed a tastoni fu ad un caminetto, sopra la pietra di sporto del quale eravi un candeliere con una mezza candela di cevo. Accese quest'essa con un fiammifero che sfregò alla muraglia; depose il candeliere sopra la scrivania che si trovava nella profonda strombatura della sola finestra per cui là dentro penetrasse luce ed aria, e poi volgendosi a Barnaba che stava dritto sulla soglia, dissegli con quell'accento secco e imperativo:

— Entrate e chiudete.