Barnaba s'inoltrò, chiuse l'uscio e fece scorrere un catenaccio; poi rimase lì aspettando i comandi e le interrogazioni del suo superiore.

Questi depose il suo largo cappello sopra un forzierino che trovavasi presso il caminetto, trasse dalle tascone laterali del soprabito due pistole a doppia canna e le mise sopra la scrivania, poi si accoccolò presso il focolare e colle sue mani medesime si diede a frugar fra la cenere se ancora vi fosse qualche carbone acceso; ne trovò alcuni, li raccolse, vi pose su delle scheggie di legna, un po' di carte stracciate che prese in una cesta apposita, e vi soffiò su robustamente colla sua bocca; si scaldò un momento le mani grosse, quadrate, nere, villose, alla fiamma che non tardò a levarsi, e poi drizzatosi della persona, fregandosi ancora l'una contro l'altra le sue manaccie, si volse a Barnaba, che era sempre stato immobile al suo posto, e gli disse:

— Ora a noi!

Sedette alla scrivania, e Barnaba si accostò fino ad appoggiarsi con una mano all'orlo della medesima. La fiamma della candela, oscillando all'aria che s'intrometteva dalle fessure della finestra, mandava una luce rossigna, ora più, ora meno intensa, sulle fisionomie caratteristiche di quei due uomini, sulle protuberanze della fronte bassa, sulle linee aspre, direi quasi, della faccia del Commissario, sui lineamenti pallidi ed incerti e sull'aspetto reso insignificante per mirabile effetto di dissimulazione dell'agente segreto; al di sopra di quest'ultimo quella luce oscillante faceva danzare le ombre sul fondo della parete e tingeva di color sanguigno i busti di Carlo Felice e di Carlo Alberto che sopra due mensole appiccate alla parete guardavano coi loro occhi senza pupille e colla loro faccia impassibile di gesso le misteriose scene che succedevano in quel sancta sanctorum della Polizia.

— Vengo adess'adesso da S. E. il conte Barranchi: così disse il Commissario. E' mi ha mandato a chiamare per un grave scandalo che è successo poco fa al ballo dell'Accademia filarmonica. Un borghese da nulla ha osato insultare il figliuolo d'un'Eccellenza: il marchesino di Baldissero; e ciò mentre nel palazzo medesimo trovavasi Sua Maestà!

Chinò il capo in atto di riverenza, e Barnaba fece altrettanto.

— L'insultatore è l'avvocato Francesco Benda.

Barnaba levò il viso, e fece un atto che significava:

— Conosco chi è e ne so le novelle.

Tofi seguitava: